PREDESTINATION. LABIRINTO TEMPORALE A CAVALLO FRA MISTERY E DRAMMA PSICOLOGICO

Il gioco messo in atto dai fratelli australiani Spierig in Predestination è quello del nascondimento e dell’involuto incastro fra dettagli e informazioni di trama significative, a cui non è concessa la minima trasgressione, perché il pubblico si ritrovi intrappolato in una struttura labirintica che si aprirà dinnanzi alla possibile soluzione solo nel suo finale. Predestination, in questo senso, è un rompicapo fantasioso e febbrile, di rara bellezza, che si prende tanti rischi strutturando il suo discorso all’interno di un universo atipico rispetto ai canoni di genere. Il pubblico amante della fantascienza potrebbe essere tentato di gettare la spugna: viene il dubbio, infatti, che lo scopo del film, al di là dell’intrattenere con una rocambolesca avventura a spasso nelle epoche del passato, sia proprio questo e che ci si debba abbandonare all’affascinante storia della vita di Jane. Il racconto della donna, interpretata dall’androgina Sarah Snook, occupa tutto il primo atto e si discosta interamente dal genere di riferimento del titolo. Ci troviamo davanti a una viva rappresentazione di un’identità femminile distrutta e ferita nel profondo, menomata per un incidente, di cui non sveliamo i dettagli, e che dovrà adattarsi a un corpo maschile e al mondo maschilista circostante, senza punti di riferimento amicali o genitoriali, dato che è orfana e ermafrodita.

Jane lotta dall’inizio alla fine, vuole diventare un’astronauta in un’epoca in cui le donne dovevano essere solo brave madri e casalinghe. Ce la mette tutta, ma in questo mondo ci sono troppa perfidia e minacce che attentano all’equilibrio delle poche cose che le rimangono. L’unico che sembra poterla ascoltare e aiutarla è l’Agente temporale John (Ethan Hawke), che, sotto mentite spoglie di barista, riscatterà la donna viaggiando fra varie epoche con un mezzo curioso (citazioni multiple da Ritorno al futuro a Doctor Who si sprecano) e dando la caccia a un misterioso terrorista… Ma il primo atto è un film di parola e di flashback, di scenari da America hopperiana, ben lungi dallo strizzare l’occhio al pubblico anestetizzato dalla Hollywood fracassona. Dall’Australia con furore, verrebbe da dire, il cinema di genere si risveglia e si rinnova (in questi giorni, in uscita anche l’ottimo Babadook di Jennifer Kent). Sarah Snook nei panni di Jane ha un talento straordinario e nel suo ruolo maschile, forse complice il trucco, sembra un ibrido fra Jodie Foster e Leonardo di Caprio. Farà parlare di sé. Hawke, pur calandosi bene nel ruolo  fatica a collocarsi in esperimenti di genere come Predestination o il recente thriller Sinister.

Furio Spinosi

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