Fare webserie, in libreria il primo studio sul fenomeno webseriale

Chiara Bressa, laureata in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’Università di Pavia, è una studiosa di comunicazione esperta del fenomeno webseriale, al quale ha dedicato il blog worldwidewebserie. A inizio luglio la casa editrice Dino Audino, da anni specializzata nella pubblicazione di volumi sul cinema, ha distribuito Fare webserie, uno studio della giovane blogger che costituisce la prima grande guida alle webserie italiane. Alla sua autrice abbiamo rivolto alcune domande.

Vorrei sapere da te perché un libro sulle webserie?
«Avevo una tesi di laurea nel cassetto e mi dispiaceva lasciare inutilizzati quei mesi di ricerche, interviste e di “studio matto e disperatissimo”. Ho avuto poi la fortuna di incontrare un editore che era da tempo intenzionato a pubblicare un libro sulle webserie e che ha visto del potenziale nel mio lavoro. Unendo quello che avevo imparato io con la mia tesi e con i miei due anni di blogging, alla sua trentennale esperienza editoriale e alle voci degli intervistati, siamo arrivati a un punto d’incontro tra quello che volevo io e ciò che ricercava lui, provando così a realizzare una fonte sul fenomeno delle webserie».
Fino alla fine del secolo scorso, produrre fiction seriale era impresa possibile solo per la tv generalista. Oggi non è più così. L’esplosione mondiale del web e dei suoi canali distributivi, YouTube in testa, permette alla fiction di arrivare a costo zero a milioni di utenti, potenziali consumatori. Da qui la nascita del fenomeno seriale concepito e prodotto appositamente per il web. FARE WEBSERIE si occupa di questo.
«La prima parte racconta come è nato e come si è sviluppato il mondo della webserialità, quali sono i suoi generi, i suoi successi, i suoi eventi. La seconda parte, attraverso analisi, interviste e testimonianze di chi le ha fatte, spiega come realizzare webserie: espone il cosa e il come si fa fase per fase, dall’ideazione alla promozione, passando per la ricerca dei fondi, l’interazione con gli spettatori, la diffusione online e tanto altro».

E cosa rappresentano per te le stesse?
«Esse per me, non rappresentano dei contenuti di intrattenimento di serie B realizzati solo per divertimento o per mettersi alla prova, né il concetto di webserialità deve essere necessariamente legato a “YouTube”. Le webserie sono degli strumenti pieni di potenziale, sia intrattenitivo, che di marketing. L’essere low budget e/o realizzate da appassionati di cinema e serie Tv, non è necessariamente sinonimo di scarsa qualità di contenuto». Le webfiction, «a mio avviso, rappresentano quella Tv del futuro di cui si parla da anni; convergenza di mezzi e di contenuti, idonei ad attuare la tanto agognata transmedialità narrativa».

Come le vedi nel futuro massmediatico?
«Bella domanda, e difficile è dare una risposta. Nel libro ipotizzo diversi possibili futuri per il webseriale. Non condivido né la visione di coloro che reputano le stesse una moda passeggera, né quella di coloro che sostengono che il web stia uccidendo la televisione e che le webserie sostituiranno le serie Tv. Come già detto credo fermamente nella convergenza di piattaforme e contenuti e, quindi, nella convergenza di Web e Televisione. Parlare di futuro in questo ambito che, come molti altri, è in continua mutazione, è veramente complesso. Ognuno ha le sue teorie, le sue opinioni, le sue ipotesi più o meno fondate, che però potrebbero essere confutate dall’oggi al domani. Magari, tra qualche anno, il termine webserie sarà caduto in disuso e si parlerà indistintamente di “serie”, online o televisive che siano».

Michele Pinto

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