IL MIA (NUOVO MERCATO AUDIOVISIVO) SI RITEMPRA ALLE TERME DI DIOCLEZIANO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per il Secolo XIX

Si chiama “Mia”, che sta per Mercato internazionale audiovisivo, e naturalmente è “incoming”, cioè in arrivo. Pertinente quindi la battuta maliziosetta di un’osservatrice istituzionale: «Sembra quasi il titolo di un film porno». Ormai non sei moderno, internazionale, figo, se non parli inglese; infatti venerdì 10, alle Terme di Diocleziano, era tutto uno snocciolare di “budgettizzato”, “location”, “business innovation hub”, “gaming”, “world sales”, “partnership”, “networking”, “factual”, eccetera. Peccato che ci fosse solo un giornalista straniero, Nick Vivarelli di “Variety”, il quale parla benissimo l’italiano.
Atmosfera elettrica dentro il monumentale complesso archeologico che, per volere del ministro Enrico Franceschini, diventerà dal 16 al 20 ottobre 2015, in abbinamento alla Festa romana del cinema, la sede del neonato Mercato, destinato ad occuparsi di tutti i segmenti del prodotto audiovisivo: cinema, serie tv, documentari, videogiochi. Prima si chiamava “The Business Street” e puntava solo sui film finiti in una chiave più mirata; ora si allarga il campo, nella speranza di fare concorrenza a Toronto, Berlino e Cannes. L’idea è di favorire le coproduzioni, tasto dolente per l’Italia, e la distribuzione in ambito globale. Le Terme di Diocleziano fanno molto “Ben Hur”, al resto, sul piano logistico, penseranno l’Hotel Boscolo Exedra e la multisala Quattro Fontane.
Chi paga la prima edizione? Lì direbbero “start-up”. Il governo, s’intende. Un milione e mezzo di euro arriva dal Mise, ministero dello Sviluppo economico, altri 440 mila euro li scuce la Fondazione cinema per Roma, in pratica il Mibact, ovvero il ministero ai Beni culturali. Non sono pochi, lo riconosce la stessa neodirettrice Lucia Milazzotto, 39 anni, esperta del ramo; se poi fioccheranno gli affari è possibile che le diverse sigle coinvolte (Anica, Apt, Doc/it, Fim Commission…) dall’anno prossimo scuciano qualcosa.
«La sfida è dura e non è detto che riusciremo a vincerla» ammette Carlo Calenda, 42enne viceministro del Mise nonché figlio della regista Cristina Comencini, con l’aria di chi, dando qualche lezioncina su moda e dintorni, bada al sodo respingendo la retorica usurata del “fare squadra”. Però tutti parlano di “Sistema Italia”…
Il ministro Franceschini, che pure ha pilotato tutta la faccenda dopo essersi ripreso la Festa del cinema prima in ostaggio del sindaco Alemanno e della governatrice Polverini, non si fa vivo per impegni. Il sindaco Marino manda l’assessore Giovanna Marinelli, mentre il governatore Nicola Zingaretti si piglia tutti gli applausi sotto lo sguardo solidale di Piera Detassis, l’ex direttrice della kermesse che ora presiede la fondazione Cinema per Roma.

Michele Anselmi

Lascia un commento