Backstreet Boys, perdita e ritrovamento d’identità di una boy band

Backstreet Boys: Show ‘em What You’Re Made Of è un documentario onesto ed emotivo sulla boy band più famosa degli anni Novanta. Si festeggia, tra momenti del passato e del presente, la ritrovata unione della formazione dopo il temporaneo scioglimento di Kevin Richardson. Nel 2012 si riunirono e decisero di andare a convivere a Londra – come accadde per le Spice Girls – in un appartamento-studio discografico per scrivere e incidere un nuovo album, senza avere nessun accordo discografico.
La videocamera del documentarista Kijack viaggia molto, soprattutto nel passato statunitense dei ragazzi, insieme a loro, esplorando i rispettivi background socialmente modesti di ogni membro. Non mancano filmati rari che mostrano i veri inizi, le esibizioni dal vivo precedenti al successo, quando il più giovane di loro, Nick Carter, aveva solo 14 anni e quando venivano ancora fischiati nelle scuole superiori. Gradualmente assumono risalto le storie delle due voci più caratteristiche del gruppo, quelle di Nick e Brian, e i motivi nascosti che porteranno i due ad avere più avanti una lite furiosa. Non manca un certo retrogusto di melassa, ma quello che colpisce è la messa in primissimo piano delle ragioni prettamente imprenditoriali e truffaldine che hanno spinto il fondatore della band, Lou Pearlman, ad approfittarsi in tutti i modi dei membri del gruppo privandoli, fra l’altro, di qualsiasi libertà creativa. Successivamente l’alcolismo di A.J., un intervento a cuore aperto subito da Brian e la sua disfonia da stress cronica diventano un ulteriore aggravamento che porta una tensione interna al gruppo, mostrata senza molti filtri e che trova modo di esplodere, durante il soggiorno londinese, in una scena di rabbia furiosa da parte dell’emotivo Nick Carter nei confronti di Brian. Da questo evento in poi si snoda una reale tensione drammaturgica decisamente inedita per il genere del documentario e che verrà a sciogliersi solo nell’emozionante esibizione del concerto finale.
Girato nel corso di due anni, Backstreet Boys: Show ‘em What You’Re Made Of riesce ad approfondire un tema comune a tantissime band, che si tratti di pop/rock o altro genere musicale: gli estremi della fama e del successo. Il film sembra voler raccontare più questo che l’identità dei componenti, che comunque si venne a perdere in nome della “grandezza dei soldi”, come dice testualmente uno dei membri. Tuttavia, allo stesso tempo, dà occasione ai fan della band di vedere come, nonostante gli inizi commerciali e irresponsabili per la salute psicofisica, questi individui siano riusciti a resistere vent’anni e a rendere il proprio talento di band di “voci a cappella” il vero elemento collante. Nelle sale da domani 14 luglio.

Furio Spinosi

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