Quando c’era Marnie. Il canto del cigno dello Studio Ghibli

Il 24, 25, e 26 agosto uscirà nelle sale l’atteso ultimo lungometraggio del mitico Studio Ghibli, per molti anni guidato dal maestro Hayao Miyazaki. L’ultimo film prima della chiusura – in maniera ufficiale, definita temporanea, mentre per molti sarebbe definitiva – segue al ritiro di Miyazaki e al flop di La principessa splendente di Isao Takahata. Si può così comprendere come, tra gli appassionati del genere, ci siano aspettative piuttosto elevate nei confronti del nuovo titolo. Il legame con Miyazaki rimane nella scelta del soggetto: la storia è tratta dal romanzo per ragazzi When Marnie was there, della scrittrice britannica Joan Gale Robinson, testo che il Maestro ha inserito tra i cinquanta libri che più hanno influenzato la sua opera.

Quando c’era Marnie si presenta abbastanza fedele alla pagina scritta, anche se l’ambientazione viene traslata da un paesino della contea di Norfolk, che si affaccia sul mare del nord, alle paludi di Hokkaido. Protagonista della vicenda è Anna, una ragazzina alla cui crisi adolescenziale si unisce la domanda sulle proprie origini. Anna, infatti, rimasta orfana di entrambi i genitori quando era piccolissima, ha solo confusi flashback del suo passato. Dopo una crisi d’asma più violenta del solito, la sua tutrice la manda a stare presso alcuni conoscenti che vivono appunto nei pressi delle paludi di Hokkaido. Qui Anna, che non riesce ad avere facili rapporti con gli altri coetanei, stringe amicizia con una misteriosa bambina dall’aspetto occidentale che vive in una casa apparentemente disabitata.

Hiromasa Yonebayashi ci regala un film d’animazione in cui prevalgono le tinte pastello, le atmosfere sfumate e sospese, un pizzico di mistero, molta poesia e l’esplorazione dell’interiorità tormentata della giovane protagonista. Lo stile dei disegni è meno infantile con una maggiore tendenza al realismo rispetto a produzioni precedenti dello Studio Ghibli: incanta l’accuratezza di realizzazione dei fondali che ritraggono in modo quasi documentaristico la bellezza della natura, della fauna e della flora delle paludi. Come da tradizione, gli interventi in grafica 3D sono ridotti al minimo ed ancora una volta il primato è dell’animazione tradizionale. Nonostante venga presentato come un film adatto anche a bambini e ragazzi, tuttavia, Quando c’era Marnie presenta una profondità di tematiche e di sentimenti ascrivibile con difficoltà ai prodotti di intrattenimento per i più piccoli.

E anche la lunghezza, 143 minuti, contribuisce a rendere la fruizione del film un po’ faticosa per un pubblico non avvezzo. L’affascinante aura di mistero viene purtroppo disintegrata nel finale, anch’esso differente rispetto al romanzo originale; mentre la Robinson, infatti, mantiene viva la domanda su chi sia realmente Marnie, Yonebayashi ed i suoi sceneggiatori mettono in piedi una conclusione da soap opera strappalacrime. Se avete mai frequentato gli anime giapponesi, sapete bene come gli autori (e molto probabilmente anche gli spettatori) del Sol levante adorino il melodramma.

Maria Rita Maltese

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