“LA PRIMA LUCE” DI MARRA. NON SOLO UN FILM DA DIBATTITO (E SCAMARCIO MAI COSI’ BRAVO)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Sarebbe un errore liquidarlo come film da dibattito, ritagliato sulla cronaca recente. Basta infatti scorrere Google e si trovano decine di casi simili. Una giovane straniera fa un figlio con un italiano, poi la coppia va in crisi, lei scappa nel proprio Paese portandosi dietro il figlio o la figlia; lui prova a riprenderselo volando via dall’Italia, ma tutto si complica e magari l’uomo rimedia anche l’accusa di violenza.
Tuttavia “La prima luce” di Vincenzo Marra, benché ispirato a una squassante vicenda incisa sulla pelle del regista, è anche un film appassionante, che non si fa “mangiare” dal tema, e trova stile, parole e ambienti giusto per raccontare «quanto può essere straziante una separazione e come l’amore di un padre per un figlio conteso possa superare ogni confine». Servirà poco a scriverlo, ma “La prima luce” non avrebbe affatto sfigurato in concorso, dove Marra portò nel 2007 un irrisolto “L’ora di punta”, tanto più dopo aver visto alcuni dei titoli selezionati; le Giornate degli autori hanno rimediato alla distrazione della Mostra e il 24 settembre il film sarà in sala targato Bim.
La storia, ridotto all’osso, è questa. Siamo a Bari, dove vivono in un clima familiare sempre più scorticato l’avvocato pugliese Marco, la pubblicitaria cilena Martina e il loro piccolo Mateo di sette anni. L’uno è un tipo rampante, anche un po’ cinico, ma padre premuroso, presente; l’altra ha elaborato un disagio crescente, un’infelicità totale, Bari è ormai una specie di prigione; il figlio è in mezzo alle turbolenze. Finché Martina, dopo aver recuperato soldi e passaporti, non scappa nel natio Cile col figlioletto senza lasciare tracce di sé. Allo stordito Marco non resta che volare a Santiago e ingaggiare un investigatore privato, per 4.000 euro, nella speranza di ritrovare Mateo e Martina. Ed è solo l’inizio di una via crucis…
Annota Marra: «Quando un amore finisce e ci sono i bambini di mezzo è sempre moòlto doloroso ricomporre l’esistenza delle persone coinvolte, ma se a tutto ciò si aggiunge la distanza fisica, l’esistenza di mentalità, leggi e culture differenti, le complicazioni diventano imponenti». Il film sposa il punto di vista di Marco e magari qualche donna protesterà, ricordando casi di tipo opposto, spesso finiti in tragedia; ma bisogna a Marra una notevole sottigliezza nel mettere a fuoco le psicologie, le dinamiche, le sofferenze dei due genitori, benissimo incarnati da Riccardo Scamarcio e Daniela Ramirez. In bilico tra Bari e Santiago, anche tra due lingue, “La prima luce” scandaglia il disamore tra i due adulti, l’indifesa fragilità del bimbo, infine il meccanismo inquietante che trasforma Marco, sradicato a Santiago, in una sorta di possibile “criminale”. Lui, del resto, ci mette del suo per peggiorare la situazione. Luce naturale, musica ridotta al minimo (solo canzoni cilene), una tensione che alimenta il racconto senza furbizie.
Confessa a Venezia l’attore: «Mi sono ispirato al rapporto con mio padre. ho pescato dalle sue sensazioni ed emozioni; è stato come fare appello alla mia memoria di figlio». E ancora: «È stata un’esperienza intensa e forte. Mi sono messo in gioco. Non sono padre, ma esistono dei figli che non sono in carne ed ossa, come i film».

Michele Anselmi

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