Via dalla pazza folla. Il lento fluire della bellezza

Per Thomas Hardy, scrittore del romanticismo inglese, il titolo del suo Via dalla pazza folla si riferiva al proprio concetto di campagna: un luogo quasi idilliaco, in cui l’uomo e la natura coesistono in perfetta armonia e in cui ogni tentativo di rottura di questa armonia finisce in un clamoroso fallimento. Ed è quello che accade alla giovane Bathsheba Everdene che, orfana di entrambi i genitori, si rifiuta di seguire il percorso “naturale” stabilito per le donne nella società vittoriana, ovvero un buon matrimonio capace di garantire una vita serena se non agiata, coltivando il sogno di rimanere indipendente anche nella gestione del patrimonio lasciatole in eredità da uno zio. In nome di questo obiettivo rifiuterà le proposte di matrimonio del contadino Gabriel Oak, un uomo semplice ma sincero, e del possidente terriero William Boldwood, che la ama timidamente e con devozione. Non c’è pietà per chi si ribella alla propria natura e la sfrontatezza di Bathsheba verrà ripagata duramente: la giovane coraggiosa cadrà tra le braccia di un soldato vanesio e dissoluto che la farà soffrire.

Il danese Thomas Vinterberg mette in immagini l’immaginario bucolico del romanzo privilegiando campi lunghi dall’impostazione pittorica e panoramiche lente che sottolineano il placido scorrere delle stagioni nella campagna inglese. Le sequenze in cui la giovane Bathsheba cavalca in sterminate praterie di un verde smeraldo rendono visivamente il suo desiderio di libertà. Via dalla pazza folla, nelle sale da ieri, giovedì 17 settembre, è un film che, nonostante la lentezza, offre allo spettatore qualche sorpresa. È consigliabile mettersi davanti allo schermo con la stessa predisposizione d’animo con cui ci si pone difronte ad un’opera letteraria: non bisogna aspettarsi da questo film un andamento visivo e narrativo incalzante ma godere della bellezza dei paesaggi, della fotografia e della recitazione ricercata degli attori.

 Maria Rita Maltese

Lascia un commento