Marguerite. Saggio sulla libertà d’espressione senza una stonatura

Artefice di un’eclettica filmografia, Xavier Giannoli è riuscito a colpire nel segno come a lasciarci del tutto indifferenti. Dal film Les Corps Impatients, passando per A l’origine, l’autore francese ha impresso il suo autografo sul grande schermo facendo il buono e il cattivo tempo. Nel 2015 la sua Marguerite approda al lido di Venezia. Acclamato dalla critica e da registi prestigiosi, il film dell’autore francese è un biopic ispirato alla vera storia della baronessa Margaret Dumont. Dalla prima all’ultima inquadratura lo spettatore è catapultato in una sceneggiatura forte, tenera e toccante. Appassionata, carne e sangue, di musica operistica, Marguerite (una fulgida Catherine Frot) dispiega l’ugola regolarmente davanti ai suoi amici. La donna, convinta di cantare divinamente, non si accorge di falsi sorrisi e ipocriti applausi. Il suo canto invola rumori imbarazzanti. Ne consegue la contenuta ilarità degli astanti alle adunate di beneficenza organizzate dal marito. Perché la cerchia di conoscenti non la informa del vero? Il marito la tradisce. Tutti lo sanno. Perché nessuno la mette al corrente?

Ambientato in una società ipocrita legata esclusivamente al proprio interesse, Marguerite solleva un importante interrogativo che coinvolge la libertà d’espressione. Si può cantare in pubblico anche se non si è propriamente dotati? È un obbligo dire la verità a chi si ama? Se il vero provoca sofferenza, è necessario arrecare dolore? Il principale filo conduttore, su cui si innestano archi secondari, è pertanto una riflessione sulla libertà e sulle sue diverse forme. Un interrogarsi via via più intenso che ha inizio quando la protagonista dispiega l’ugola per la prima volta. Lo spettatore in sala, spaesato quanto il pubblico sul grande schermo, inizia a porsi domande riflettendo sulla psicologia della singolare cantante. Tutto è incentrato sulla prima donna. I personaggi secondari, sparsi qua e là per la messinscena, infondono alla storia emozioni e note di contenuto umorismo. La forza principale della pellicola risiede nell’evoluzione della personalità della protagonista, convinta di cantare come una diva dell’Opéra, ignara dei suoni stridenti emessi dalle sue corde vocali. La sua storia, tra dramma e toni farseschi, sarà divisa in cinque atti compreso un rocambolesco finale.

Per il suo sesto lungometraggio, Giannoli mette in piedi un film in costume illuminato da grazia e straordinaria eleganza. Sciolti movimenti di macchina permettono allo spettatore di inoltrarsi agevolmente tra interni ed esterni. Un montaggio lento si armonizza alla perfezione con il film preso nella sua interezza. Marguerite è un lavoro sorprendente, sia per l’interpretazione della sua protagonista, Catherine Frot, qui al ruolo più importante della sua carriera, sia per la tecnica dispiegata nella realizzazione dell’opera. Si notino in particolare alcuni momenti slapstick e l’alternanza tra tragedia e commedia, tipico procedimento del cinema anni Venti.

Chiara Roggino

Lascia un commento