Ritorno alla vita. Non basta il 3D per dare spessore al nuovo Wenders

In seguito a un’accesa discussione telefonica con la propria compagna, Tomas, giovane scrittore in cerca d’ispirazione, guida senza meta lungo una strada innevata. A causa della spessa coltre bianca e per la scarsa visibilità, l’uomo investe fatalmente un bambino a bordo di una slitta. Ritroviamo lo stesso personaggio diversi anni dopo. Relazioni sentimentali concluse con l’amaro in bocca hanno contribuito ad isolarlo dal mondo. Nella piena solitudine tutto sembra perduto. È allora che Tomas sceglie un cammino inatteso verso la redenzione: la tragedia personale si trasforma in successo letterario. Proprio quando pensava di aver superato gli eventi di un tempo, apprende a sue spese di avere ancora un conto in sospeso con alcune persone appartenenti al passato.

Inizialmente era Pina, coreografie in 3D a ricordare la superba danzatrice e coreografa Pina Baush, poi il magnifico Il sale della terra. Wenders si dedica anima e corpo al documentario. Era dai tempi di Palermo Shooting che l’autore non si riavvicinava a un’opera di fiction. Assodata la natura e i talenti coinvolti in Ritorno alla vita, non potevamo che essere intrigati e impazienti di ritrovare il grande artista e artigiano del cinema europeo. Coproduzione tedesca-canadese-norvegese, il film riunisce un cast internazionale: da James Franco a Charlotte Gainsbourg passando per Rachel McAdams, Patrick Bauchau, Marie-Josée Croze e Peter Stormare. Ritorno alla vita è allo stesso tempo la storia di un’offerta, quella di un giovane norvegese, Bjørn Olaf Johannessen, e della sua storia, una sceneggiatura che Wenders sosterrà fino in fondo.

Dramma psicologico costruito a partire da uno script debole e di scarsa efficacia, il film è incapace di scollarsi dalla pagina bianca per prender vita sul grande schermo. Alcuni diranno che per apprezzare l’opera è necessario fare un passo indietro sì da catturare l’essenza sottile dell’affresco tragico. È possibile. Tuttavia la scelta migliore per i detrattori sarà quella di allontanarsi dalla sala, lungi da un errore di percorso stupefacente e incomprensibile. A cominciare da un montaggio narrativo insulso e irrazionale, il film si snoda cercando di indagare con scarsi risultati il percorso, vite e sentimenti, di uomini e donne, protagonisti della storia. La pellicola è girata in 3D: tecnica prediletta dal cineasta quale mezzo per condurre gli attori ad “essere” più che a “recitare”. Così James Franco sembra aver preso alla lettera le parole del maestro, sforzandosi di comprendere cosa egli intenda per “non recitare”. Il risultato è una totale inespressività, tale e tanta da rendere odioso il già poco simpatico protagonista. Solo Charlotte Gainsbourg cerca di innalzarsi al di là del ruolo su carta. Tuttavia le sue scene, così come il suo personaggio e i suoi sentimenti, saranno mal gestiti al punto da risultare mero artificio drammatico. Tragedia esistenzialista moderna e polverosa, Ritorno alla vita è un film mancato, confuso, disordinato e disorientato.

Chiara Roggino

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