Cinema italiano dove vai?

La designazione del bellissimo film di Caligari a rappresentare l’Italia all’Oscar è una bella notizia perché dimostra che finalmente la commissione selezionatrice non si è lasciata guidare da quei giochetti di potere che l’ha spesso vista contestata da più parti. Ma se questa volta il sole splende sul nostro cinema, restano nubi minacciose all’orizzonte. Vogliamo parlare degli incassi? I film italiani sinora distribuiti in sala presentati a Venezia è come non fossero mai usciti, considerando la miseria raccolta al box office. Non si salva nessuno. È un trend che va avanti dalla scorsa stagione e che ha visto anche il cinema straniero di qualità, diciamo il cinema più stimolante, da “Mommy” a “Boyhood” tanto per citare solo due titoli, decimato al botteghino. Gli stessi titoli, l’ho ricordato altre volte, in Francia hanno incassato più di dieci volte tanto che nelle nostre sale. Sono i francesi gente più acculturata e attenta di noi? I dati comunicati dall’industria dello spettacolo sono inquietanti.

Nel 2014 abbiamo prodotto un numero di film spropositato, oltre 200. Di questi, un numero altrettanto spropositato è talmente sottofinanziato da non meritare neppure la qualifica di lungometraggio. Infatti di questa valanga di opere solo un numero esiguo arriva poi in sala. E un numero ancora più esiguo vi resta giusto il tempo di un saluto. Si aggiunga a ciò che se è vero che la normativa sul tax credit ha dato ossigeno al comparto, la riduzione dei contributi del Mibac alla produzione e alla distribuzione è ormai prossima al lumicino. In più, mentre un tempo le emittenti cofinanziavano i nostri film, oggi sono diventate sempre più restie. Resiste quasi solo Rai Cinema, ma è chiaro che non può soddisfare tutte le esigenze. Mi chiedo cosa aspetti a varare una legge di sistema (come quelle in vigore in molti paesi europei, in primis la Francia), il ministro Franceschini, che a differenza dei suoi predecessori più recenti, ridotti al ruolo di passacarte, è un ministro politicamente “forte”. Speriamo si svegli dal torpore.

Roberto Faenza

Lascia un commento