La vita è facile ad occhi chiusi. Idealismo e speranza nel road movie di Trueba

Living is easy with eyes closed, 
misunderstanding all you see.

(Strawberry Fields Forever)

Corrono gli anni Sessanta. Antonio, un misurato Javier Càmara, è un professore di inglese di mezza età che esercita in una scuola cattolica di Madrid. Il suo metodo di insegnamento travalica la mentalità del tempo. L’insegnante vuole motivare i suoi studenti. Per raggiungere tal fine, lezione dopo lezione, analizza parole e musica dei Beatles. Dopo aver appreso che John Lennon in persona sta girando un film in Almería (si tratta di Come ho vinto la guerra di Richard Lester), l’uomo decide di prendersi una piccola pausa dal lavoro nella speranza di intervistare il cantante, interrogandolo su vari temi di suo interesse. Sulla strada per Almería, nel tentativo di coronare un sogno, Antonio carica due autostoppisti: Belén, giovane donna incinta in fuga dalle costrizioni sociali di un’istituzione per giovani donne gravide, e Juanjo, quindicenne scappato di casa, stanco di un padre troppo severo. I ragazzi, insieme ad Antonio, vivranno giorni indimenticabili a pochi passi dal set del film, mentre il professore riuscirà ad ottenere il colloquio con il suo idolo.

La pellicola era solo un’idea scritta su carta quando il fratello del regista, Fernando Trueba, esordì con “Abbiamo l’occasione di fare un buon film. Abbiamo a disposizione ottimi professionisti, bravi attori, buona tecnica…”. Aveva ragione. Regista e sceneggiatore, David Trueba sa mescolare ogni componente realizzando un cinema oltre le aspettative. La dimostrazione è tutta qui, in La vita è facile ad occhi chiusi. L’idea dell’autore è semplice ma accattivante: un professore pacifista e progressista cerca di incontrare l’icona mondiale del momento in un Paese e in un periodo storico in cui ogni ordine è imposto con la violenza. Per quanto si provasse a rendere il popolo incapace di ragionare e comprendere, era cosa nota che i politici dell’epoca fossero giunti al potere grazie all’uso delle armi. Così il film ricrea con eleganza gli anni Sessanta spagnoli senza approfondire temi quali la dittatura franchista. Con la sua sceneggiatura, David Trueba espone fatti e situazioni senza scavarne le fondamenta.

La vita è facile ad occhi chiusi racconta semplicemente l’incontro tra Antonio e John Lennon, icona della musica, artefice ideale di cambiamenti culturali e sensibilità umana. Dopo una breve parentesi madrilena, il cineasta conduce lo spettatore a un paesino costiero nel deserto di Almería sottolineando la gran differenza tra realtà metropolitana e rurale. Al di là dell’ambientazione, sono gli abitanti del luogo e i suoi visitatori a interessarci. Trueba osserva la gente dal profondo così che lo sguardo regala al suo pubblico tratti somatici d’innocenza adolescente, sorrisi schietti, occhi carichi di voluttà e tristezza. Il cineasta dirige un road movie intriso di speranza che respira autenticità sequenza dopo sequenza. Bastano pochi dettagli e la sottigliezza di alcune scene per suscitare emozioni vive dentro il petto. Tra le tante, un bambino asciuga le mani grasse di pesce in un giornale su cui compare un leader della militanza. Grasso su grasso come se l’olio avesse il potere di cancellare la storia.

Chiara Roggino

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