Beasts of No Nation. Il dramma dei bambini soldato in un film toccante e riuscito

Primo film distribuito dalla piattaforma di Video on Demand Netflix, che arriverà anche in Italia dal 22 Ottobre grazie a Telecom e Vodafone, Beasts of No Nation è il terzo lungometraggio di Cary Fukunaga, reduce dal successo planetario alla regia della prima stagione di True Detective. La storia è parecchio inflazionata. Protagonista della vicenda ambientata in Africa, infatti, è un ragazzino sradicato dal villaggio natale che capita tra le grinfie di un soldato mercenario per un gruppo di politici locali. Il colonnello, così si fa chiamare il soldato, lo sfama e lo educa alla violenza della guerra; tra i due si viene a creare uno strano rapporto, come quello tra un maestro ed il suo discepolo prediletto.

La struttura narrativa ricalca quella di alcuni cult di guerra quali Il cacciatore e Full Metal Jacket. Anche in Beasts of No Nation, difatti, vi è un prima ed un dopo guerra. E se, nel film di Cimino, la prima parte scorre lenta e dilatata, instillando nello spettatore la paura di tutto ciò che, da là a poco, è destinato ad accadere, Fukunaga contrae il ritmo. Dopo il prologo che illustra la tranquilla vita del villaggio, con i bambini protagonisti di voli pindarici immaginativi, entra in scena un gruppo di bestie senza nazione, soldati mercenari che combattono in nome di ideali alquanto confusi. Lo scenario cambia, la quiete è interrotta, la famiglia del bambino protagonista viene massacrata e si assiste ad una progressiva educazione all’omicidio. Il regista di True Detective evita di addolcire la scena mostrando il vero volto dell’orrore e si serve dei più tradizionali topoi narrativi del genere aggiornandoli all’epoca della contaminazione intermediale ed evitando di cadere nella banale retorica derivante dall’assunzione dello sguardo del giovane protagonista.

Il viaggio di formazione ricorda, in parte, gli scenari dei romanzi di Stephen King e di H.P. Lovecraft. Dopo essere stato estirpato dalla Madre Terra cui apparteneva, il bambino protagonista entra in contatto con il vero volto dell’orrore, con il lato oscuro di una Natura ostile che costringe gli uomini ad uccidersi per accaparrarsi il potere sul mondo. Non poche volte, entra in scena la voce narrante del giovane protagonista, a tratti eccessivamente ridondante, foriera di considerazioni su Dio e sulla natura umana. Ma il ragazzino non è rimasto vittima del processo di trasformazione cui è stato sottoposto dal colonnello. È ancora in grado di vedere con i suoi occhi, a differenza del personaggio di Idris Elba che, la maggior parte delle volte, indossa un paio di occhiali da sole, come una specie di filtro attraverso cui guardare alla realtà. La salvezza è ancora possibile, non tutto è perduto. Basta una semplice corsa insieme ai suoi coetanei, su una spiaggia al tramonto, a donare un ultimo raggio di speranza alle vittime di queste bestie senza nazione.

Matteo Marescalco

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