Maze Runner – La fuga. Anche la sceneggiatura si perde nel labirinto

Maze Runner – La fuga è il sequel di Maze Runner – Il labirinto, fortunato adattamento cinematografico del romanzo di fantascienza distopica per ragazzi firmato dalla penna di James Dashner. Il primo capitolo di questa saga – che annovera già 6 libri fra cui due prequel – pur nella sua semplicità riusciva ad offrire dell’intrattenimento spettacolare, sorretto da un concept design persino troppo sofisticato per essere rivolto ad un pubblico di ragazzini. Giunti a neanche metà strada dal completamento dell’opera, a questo giro, la prova registica di Wes Ball è sciatta ed estremamente hollywoodiana nel senso più deleterio del termine. Si abbandona il labirinto e quella struttura alla William Golding per essere catapultati in uno scenario post-apocalittico infarcito di azione, esplosioni, pseudo-zombie e colpi di scena troppo scontati per risultare davvero interessanti.

La colpa forse non è da imputare completamente all’opera in sé, ma alla saturazione a cui è giunto questo genere, si pensi ai recenti Hunger Games e Divergent o al più datato Matrix su tutti. Da parte sua, Ball gioca in modo troppo facile con le citazioni rispetto a una certa produzione cinematografica e seriale al punto che la sensazione è quella di assistere ad una lunga e tediosa puntata di una serie tv sci-fi a basso costo, dove per convenienza si gira in molte location scure e notturne. Ancora, la sceneggiatura si trascina da una sequenza all’altra, così come il gruppo di ragazzi, e salta di palo in frasca senza il minimo approfondimento dei personaggi. Poteva essere promettente come il primo capitolo e invece questo Maze Runner – La fuga delude non poco, ma non c’è da disperare: forse al botteghino avrà ugualmente le sue soddisfazioni. Almeno presso la sua nicchia di riferimento.

Furio Spinosi

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