DE NIRO FA LO STAGISTA STAGIONATO: TORNANO AL CINEMA “LE PANTERE GRIGIE”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Più che inaspettato è stagionato, nel senso dell’età, lo stagista incarnato da Robert De Niro. Il paradosso è gentile ma non zuccheroso, e chissà che Ben Whittaker non diventi – il film esce oggi – un simbolo di riscossa per tutti i pensionati d’Italia decisi a non mollare. Avvertenza: non si parla di “gerontocrazia”, di potere da difendere contro ogni legittimo ricambio generazionale, di soldi e privilegi. Il cuore della storia riguarda la vita degli anziani in buona salute, la duttilità nel convertirsi a e-mail, twitter, emoticon e face book senza farsi divorare dal virtuale, la calda esperienza umana che l’agé sa portare, a volte, dentro una società gasata e un po’ spersonalizzante. Del resto, ogni pensionato è felice o infelice a modo suo. Dipende da tanti fattori.
Recita un aforisma del milanese Sandro Bajini: «Potere e non volere / è questa forse la vecchiezza: / essere ancora disponibile e quasi mai disposto». C’è del vero, ma Ben Whittaker, essendo newyorkese, ricorre a Mark Twain: «Non si sbaglia mai a fare la cosa giusta». Diretto, pragmatico, molto americano. Nell’immediato, la cosa giusta da fare è trovare un lavoretto per uscire dal buco nero dell’irresolutezza. Vedovo, benestante, ex vicepresidente di una società che stampava elenchi telefonici, sperava che la pensione gli portasse un’esistenza serena. Invece no: sta rivelandosi un incubo di noia. Ben si veste di tutto punto ogni mattina, fa colazione da Starbucks alle 7.30 per attaccare bottone, poi torna a casa e si deprime, nonostante sedute di tai-chi, corsi di cucina, cenette con coetanee rifatte, partite a golf, giri dei musei e inevitabili funerali. Per questo, prima d’essere ingoiato dall’inedia, accetta di fare lo stagista senior in un aggressivo sito di vendita on line, “About the Fit”, fondato dall’adrenalinica Jules Ostin. Lei è trentenne, bella, dinamica, forse non così felice come sembra, specie in famiglia; lui è paziente, amabilmente all’antica, ordinato, in fondo gli basta uscire di casa e avere una scrivania in mezzo ai colleghi smandrappati per sentirsi utile.
Non è un caso che “Lo stagista inaspettato” sia scritto e diretto da una regista, Nancy Meyers, che ha 66 anni. La vicenda gioca con ingredienti classici, come il contrasto di età e di culture professionali. Di sicuro deve aver intercettato un certo spirito del tempo se in pochi giorni ha incassato sul mercato statunitense 50 milioni di dollari. Il 72enne Robert De Niro e la 32enne Anne Hathaway formano una bella coppia, e naturalmente sappiamo sin dal primo incontro che lui finirà col farle da padre e amico, anche se lì per lì la manager lo vede come un dinosauro da assumere causa programma di integrazione. Il tono è leggero, costruito sul tradizionale contrasto tra l’infaticabile Zuckerberg in gonnella e l’azzimato pensionato che sa come va il mondo, poi tutto si complica.
Ogni tanto il cinema hollywoodiano riscopre la terza età, rinnova il culto delle pantere grigie. Qualche titolo? “Cocoon”, “Le cose cambiano”, “Vivere alla grande”, il cartone animato “Up”, più di recente “Red”, “Ruth & Alex” e “Last Vegas”. Ma “Lo stagista inaspettato” ha il pregio di raccontare con tocchi giusti lo shock culturale: da un lato i sopravvissuti del “Baby Boom”, dall’altro i cosiddetti Millennials; da un lato giacche, cravatte e fazzoletti da taschino, dall’altro jeans, felpe e camicioni a scacchi. Non per niente una delle battute più divertenti la spara Ben, ormai benvoluto dai giovanotti casuals, al dirimpettaio con qualche guaio amoroso: «Infila la camicia dentro. Ma perché oggi nessuno infila più niente dentro?».
Spiega la regista: «Il gap generazionale ha dato via a un intrigante processo inverso. Le donne hanno smesso di sentirsi ragazze nel rapporto con le professioni, mentre gli uomini si sono persi un po’ strada, finendo col tornare un po’ ragazzi». Vero o no, il sapiente Ben Whittaker supera di slancio il lato ironico contenuto nella tardiva assunzione, dà del lei al giovanotto che gli chiede: «Dove ti vedi tra dieci anni?», accetta di fare anche l’autista alla sua boss. E intanto osserva, suggerisce, risolve problemi, porta elementi di quieta saggezza in quel contesto survoltato. Non senza rimettersi in gioco con una stagionata massaggiatrice aziendale, la rediviva René Russo, che gli riaccende ardori sessuali.
Il film è lungo due ore, forse cede un po’ nel mezzo dopo un incipit travolgente, ma si vede volentieri senza mai guardare l’orologio. De Niro e Hathaway, pur esagerando un po’ con le faccette, sono ben assortiti nei rispettivi tic, i loro doppiatori italiani pure: Stefano De Sando e Domitilla D’Amico. Insomma Cinemonitor lo raccomanda caldamente a tutti gli over 60 (non solo ad essi). E sapete una cosa? Non c’è bisogno di essere De Niro per sentirsi, anche qui in Italia, un po’ Ben Whittaker.

Michele Anselmi

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