LESBICHE & DIRITTI: ALLA FESTA “FREEHELD”, BELLO E TOCCANTE. NOI INVECE FACCIAMO “IO E LEI”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

A proposito di lesbiche e relativi diritti. In Italia la maggioranza di governo si spacca sulle unioni civili e neanche vuol sentire parlare di adozioni per i gay; negli Usa il 26 giugno scorso la Corte Suprema ha reso legali i matrimoni tra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati dell’Unione. In Italia si confezionano cine-brodini sciapi come “Io e lei”, nella speranza di non “scandalizzare” nessuno; negli Usa si girano film toccanti e belli come “Freeheld”, senza addolcire nulla della storia vera da cui è tratto.
Grazie alla Videa, “Freeheld” esce in Italia il 5 novembre, e c’è da augurarsi che sia visto non solo dalla comunità cosiddetta Lgbt, cioè lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ma da un pubblico più vasto, disposto a riflettere sui ritardi vergognosi della legislazione italiana in materia di unioni civili omosessuali. Intanto ieri c’è stata, tra gli applausi e qualche lacrima, l’anteprima alla Festa di Roma, presenti il regista Peter Sollett e una delle due protagoniste, Ellen Page, pure coproduttrice e lesbica dichiarata. Proprio il suo impegno nel film l’ha spinta a fare “coming out” nel febbraio 2014. «Basta bugie, paure e non detti» affermò allora. Mentre oggi, nello stesso Auditorium dove nel 2007 presentò “Juno”, adolescente incinta decisa a non abortire, ha ribadito: «Nascondermi ha avuto un effetto negativo sulla mia carriera, anche sulla mia vita personale. Io sono gay, amo le donne: da quando ho trovato la forza di dirlo tutto è stato più facile, semplice». Le chiedono se sa come vanno le cose in Italia sul terreno dei diritti omosessuali, lei risponde: «Non conosco la vostra situazione, ma il mutamento è inevitabile, magari sarà una battaglia lunga, per gradi, ma alla fine la vincerete, anche se l’intolleranza crea cerchi concentrici e pericolosi che creano infelicità in tante persone».
Neanche negli Stati Uniti fu una passeggiata, a vedere “Freeheld”, il cui titolo, che allude alla libertà tenuta in ostaggio, è un gioco di parole con “freeholders”, come sono chiamati i funzionari di contea, in questo caso la Ocean County nel New Jersey. Che cosa accadde da quelle parti dal 2002 in poi? La quarantenne Laurel Hester, pluridecorata detective della Polizia locale e lesbica in segreto, si innamorò della ventenne meccanica e un po’ “maschiaccia” Stacie Andree. Dopo una specie di unione civile, le due donne andarono a vivere insieme, felicemente, finché un tumore al polmone incurabile non mise Laurel di fronte alla scelta di vuotare il sacco, in modo che la pensione, dopo la sua morte, andasse alla compagna. Ma i cinque dirigenti della Contea si opposero, tra cavilli giuridici e opzioni morali, sicuri di interpretare lo spirito della comunità. Non fu così, anche se ci volle una lunga e fragorosa campagna, condotta con l’aiuto di un poliziotto amico e di un estroso attivista ebreo, per piegare gli ipocriti.
«Avere paura e nascondersi è un modo orribile per vivere» scandisce Laurel, incarnata da Julianne Moore, a un certo punto della storia, prima di scoprirsi malata. Il film, per molti versi, continua il discorso di “Philadelphia”, spostando più avanti il discorso, perché una cosa è certa, come avverte Ellen Page: «Se Laurel e Stacie avessero potuto sposarsi non avrebbero dovuto affrontare quel calvario».
Nato da un documentario che porta lo stesso titolo, “Freeheld” parla di giustizia e uguaglianza, ma sarebbe un errore farne solo una bandiera civile, per quanto nobile. Infatti il regista respinge giustamente il sospetto del «ricatto emotivo», dice di aver girato «un film umanista, una storia d’amore», suggerisce di vederlo «come un’esperienza umana e non una questione da risolvere». Merito anche degli interpreti, tutti precisi, a partire dalle due protagoniste: per come restituiscono l’intimità del loro rapporto, la tenerezza nel toccarsi e nel baciarsi. Altro che Sabrina Ferilli e Margherita Buy in “Io e lei”.

Michele Anselmi

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