MONICA BELLUCCI APPARE ALLA FESTA: “LA BELLEZZA NON E’ UNA DOTE, PRIMA O POI PASSA”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Il titolo lo suggerisce lei stessa ai giornalisti simpatizzanti: «Le attrici sono bambine che non crescono mai». Un attimo prima, citando Isabelle Huppert, aveva usato un’altra metafora: «Le attrici sono come principesse che ogni tanto, con certi ruoli, si risvegliano». Monica Bellucci, da Città di Castello, 51 anni appena compiuti, 56 film alle spalle, 2 figlie, Déva e Leonie, avute dall’ex marito Vincent Cassel, è apparsa alla Festa di Roma come una visione d’altri tempi per presentare “Ville-Marie”, un mélo canadese di Guy Édoin alquanto lacrimoso e ambizioso. Non che lei abbia bisogno di risvegliarsi. Sta girando un film dietro l’altro: il 5 novembre esce “Spectre”, dov’è la misteriosa vedova Lucia Sciarra che turba non poco i sonni e i sensi di 007; e intanto, tra un set e l’altro, fa avanti indietro da tre anni con la Serbia nella speranza di concludere il tribolato “Lungo la via lattea” di Emir Kusturica.
In “Ville-Marie”, ambientato a Montréal, si mostra prima tutta glamour e tacchi alti, poi struccata e appesantita nel vistoso reggiseno, dovendo interpretare una famosa star europea alle prese con un film forse autobiografico e un figlio ventenne, gay, che non vede da tre anni. Thomas la detesta perché vuole sapere chi è suo padre, la maltratta quando lei prova a conquistarlo intonando al ristorante “I Can’t Help Falling in Love”, infine finisce sotto un’ambulanza, mezzo morto. E da allora tutto cambierà tra mamma e figlio, e anche per gli altri due personaggi della storia i cui destini si sfiorano.
Regale e domestica insieme, Bellucci indossa un attillato abito a fiori con qualche trasparenza. Per esser bella è bella, anche spiritosa. In fondo è la nostra unica diva “da esportazione”, parla bene francese e inglese, pure un po’ di serbo, senza rinnegare le ruspanti origini umbre. «Recitare è complicato in tutte le lingue, costa fatica, dedizione. Ma se dovessi definirmi in una sola parola, direi che mi sento italiana in tutto: italianissima». La sua ricetta di vita viene sintetizzata così: «Mangiare bene, fare buon sesso e ridere molto». Chissà se ci crede davvero.
Certo l’età e l’esperienza l’hanno resa più ironica, meno sventata in certe dichiarazioni di sapore politico. «Io una sex-symbol? Ma non scherziamo. Tesoro mio, ho 51 anni, però se mi vedi ancora così… grazie» replica alla cronista estasiata. Naturalmente sa di essere desiderabile, ammirata, anche temuta. «La bellezza è un dono della natura, non è una cosa di cui andare fieri. La ricerca personale invece sì, quella conta». E ancora: «Non bisogna mai stancarsi della bellezza perché a un certo punto se ne va. Ma spero di aver acquistato, nel tempo, una bellezza diversa, più intensa, che metto nei ruoli e nella vita».
Com’è saggia e ragionevole, questa Bellucci 2015. Sono lontani i tempi in cui il satirico Stefano Disegni la ritraeva fisicamente tutta curve e col viso da cagnetta, per sfottere la qualità della sua recitazione. In effetti ha dimostrato di saper muoversi abilmente nei contesti più diversi: dramma, commedia, fantasy, cinema d’autore, lavorando con regista del calibro di Terry Gilliam, Spike Lee, Sam Mendes, Paolo Virzì, Giuseppe Tornatore. Ma state a sentire come la pensa. «La vita è fatta di cadute e di rialzate». «Spero che le mie figlie mi vedano come una madre, non come un’attrice, avranno di meglio da fare che vedere i miei film». «Bisogna ringraziare le femministe degli anni Settanta, ma oggi dobbiamo usare altri modi per raggiungere la parità piena. Vedo gli uomini un po’ disperati, le donne possono essere terribili quando esercitano il potere». «Siamo in una cultura giudaico-cristiana, quindi diffido di chi non vive il senso di colpa. Sono persone pericolose».
Nel film canadese si chiama Sophie Bernard, è una non più giovane star in crisi e una madre distratta: uno di quei ruoli che chiamano la sfida. Per molti versi vinta dall’attrice. Specie quando il personaggio, tolta la parrucca platinata e recuperati i jeans, si mostra senza make-up, al naturale, con qualche ruga. «L’importante era far sentire il dolore del personaggio, quello interiore. Nessun problema togliersi il trucco. Noi donne lo facciamo ogni sera davanti allo specchio. Per me fare l’attrice non è una protezione, come per Sophie, semmai un’esposizione… C’è un momento di luce, come oggi qui con voi alla Festa, poi rientro nell’ombra per ricaricarmi, per proteggermi». Accidenti!

Michele Anselmi

Lascia un commento