La bugia bianca. La guerra come metafora

Tra il 6 aprile 1992 e il 14 dicembre 1995 si consuma la tragedia del conflitto in Bosnia ed Erzegovina. In questo contesto si inserisce il barbaro progetto di pulizia etnica portato avanti dai nazionalisti serbi. In Bosnia orientale case e appartamenti musulmani erano sistematicamente saccheggiati o bruciati, i civili catturati, e talvolta feriti o uccisi in processi sommari. Uomini e donne sono stati separati, con molti degli uomini detenuti nei campi e le donne spesso stuprate. Lo stupro finalizzato alla pulizia etnica è il fulcro attorno al quale ruota l’opera prima del siciliano Giovanni Virgilio, La bugia bianca, nelle sale da oggi 22 ottobre.

Nel film si analizzano – tramite le vicende di Veronika, giovane e talentuosa violoncellista, della sua famiglia, degli amici e delle altre persone che vi gravitano attorno – i residui di quella disumana tragedia e cosa di quel trauma collettivo è rimasto impigliato tra le maglie della quotidianità contemporanea. Ma la dolente vicenda della Bosnia è anche una metafora di ciò che nel titolo del film viene definito una “bugia bianca”. Cos’è una bugia bianca? È una menzogna detta a fin di bene che, nonostante ciò, non cessa di essere menzogna. Il film mostra il conflitto dopo un conflitto tra quanti vogliono mantenere vivo il ricordo di ciò che è stato per far sì che non accada di nuovo e coloro che vorrebbero invece dimenticare tutto il male nascondendolo sotto bugie bianche. Un atteggiamento collettivo che fa il paio con l’atteggiamento personale che spesso assumono le donne vittime di violenza.

L’intento è lodevole e l’idea interessante, però nello svolgimento c’è qualche nota decisamente stonata. Il considerare le vicende della guerra di Bosnia soltanto come metafora di un discorso più filosofico non funziona del tutto, dal momento che Giovanni Virgilio contestualizza ulteriormente il racconto inserendovi dei filmati di repertorio. La scelta quindi di ingaggiare un cast quasi completamente italiano e di ricostruire gli interni in studio risulta fastidiosamente straniante. Alcuni degli attori, inoltre, non sono riusciti a celare completamente alcune inflessioni regionali e questo infastidisce ancora di più lo spettatore che non riesce a contestualizzare la storia. È vero, il cinema è finzione e non ci si deve aspettare una riproduzione fedele della realtà… Ma, sempre rimanendo nel tema del film, una bugia per essere creduta deve in qualche modo, almeno, essere verosimile. La bugia bianca è un prodotto indipendente in parte autoprodotto con la collaborazione di alcune interessanti giovani realtà come l’Accademia delle belle arti di Catania, che ne ha curato le scenografie, e l’Accademia di Bruno e Fabrizio Urso, i cui allievi si sono occupati del montaggio. Nella colonna sonora vi è anche la canzone La bugia bianca dell’originale cantautrice Erica Mou. Insieme alla quasi esordiente Francesca di Maggio troviamo Alessio Vassallo che interpreta Goran.

Maria Rita Maltese

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