LA FESTA TRISTE ARCHIVIA LA X EDIZIONE E PERDE il 21% DEI BIGLIETTI. IL PROBLEMA è: MA PERCHé (E PER CHI) FARLA?

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per il Secolo XIX

Sarà tornata Festa nel nome, ma diciamo la verità: c’era qualcosa di più triste, solitario y final di quelle foto di venerdì sera che ritraggono sul tappeto rosso Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro e Plinio Fernando, ossia il ragionier Fantozzi, la signorina Silvani e la bertuccia Mariangela? Cala il sipario sulla X edizione della cine-kermesse quirite, la prima pilotata dal “newyorkese” Antonio Monda, e ci si chiede, al di là delle cifre sempre un po’ interpretabili, se davvero abbia senso continuare. Gli interessati, cioè chi la fa e ci lavora, diranno senz’altro di sì: magari sbandierando la ritrovata vocazione pop, la cosiddetta articolazione territoriale, la rinuncia a ogni concorrenza con Venezia sul piano delle prime mondiali, l’abolizione di concorso e premi, il rilancio del Mercato detto Mia (costoso assai, 1 milione e 900 mila euro solo per partire). Certo, i tagli al budget hanno reso alquanto spoglio il red carpet alla voce star da fotografare, e molti dei film, anche di pregio, venivano direttamente da altri festival. Non i tre italiani, tutti egualmente deludenti, magari per ragioni diverse: “Lo chiamavano Jeeg Robot” per il giovanilismo cinefilo in chiave da buffo romanzo criminale, “Dobbiamo parlare” per la chiacchiera borghese rattrappita da “Carnage” in sedicesimo, “Alaska” per come disperde, quasi subito, il bell’incipit da mélo sentimentale per avvitarsi nel nulla.
Ma sono rilievi che il direttore respinge: come sapete, Monda sostiene che avrebbe già vinto chi partecipa alla Festa. Tuttavia l’atmosfera un po’ smorta, restituita anche dall’intermittente attenzione dei mass-media, s’è avvertita sin dal primo giorno, e via via nel corso della settimana, anche perché a Roma, tra Atac a pezzi, lavori per il Giubileo e traffico impazzito, non si respira una gran voglia di festeggiare all’Auditorium, tanto più di fronte ai capricci del dimissionario sindaco Marino.
Sabato 24 c’è stato però il gran finale con lo scoppiettante duetto tra Carlo Verdone e Paola Cortellesi, seguito dall’anteprima della versione estesa, 40 minuti in più per il dvd, di “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, presente con tutto il cast (a parte la Ferilli polemica). Mentre, sul versante dei titoli di richiamo, sono passati “Il piccolo principe”, cartoon di Mark Osborne tratto dal romanzo di Antoine de Saint Exupéry così caro al nostro Veltroni, e “Legend”, torva e cruenta gangster story di Brian Helgeland con Tom Hardy nel doppio ruolo dei gemelli londinesi Reggie e Ronnie Kray, padroni della città negli anni Sessanta.
La verità? Gli accreditati, tra stampa e professionali, restano la vera platea della Festa di Roma, come della Mostra veneziana del resto, ma lì siamo al Lido, mica nella Capitale. Se la chiami Festa, e te ne fai un vanto, dovresti cercare di conquistare il pubblico popolare, non solo i cinefili, e in materia i risultati, anche a conteggiare gli otto giorni invece che nove e il venir meno della sala Santa Cecilia, non appaiono poi così travolgenti: 35.270 biglietti venduti, per un incasso totale, escluso ultimo giorno, di 215.852 euro (12.936 gli ingressi gratuiti, 4.915 gli accreditati). In ogni caso una flessione sul 2014, l’ultimo dell’era Müller, di circa il 21 per cento. Mica poco. Monda ha di fronte altri due anni di mandato, ma, la storia insegna, tutto può succedere dopo maggio, quando si voterà per il nuovo sindaco di Roma.

Michele Anselmi

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