Una tomba per le lucciole, torna al cinema il capolavoro Ghibli

Il dieci e l’undici novembre torna nelle sale italiane Una tomba per le lucciole. Dopo aver prodotto Nausicaä della valle del vento (1984) e Il castello nel cielo (1986) di Miyazaki, Isao Takahata, co-fondatore dello studio Ghibli, medita la creazione di un’opera nuova. Tante le proposte presentate all’autore. Tra queste l’adattamento della novella Una tomba per le lucciole (1964) e un progetto meditato a lungo da Miyazaki, Il mio vicino Totoro. Nonostante la durezza e il crudo realismo del racconto di Nosaka, Takahta, messa da parte la fiaba bucolica di Totoro, decide per la novella, adattata fedelmente, arricchita qua e là da aggiunte personali.
Un ragazzo si alza in piedi, immobile, lo sguardo fisso davanti a sé. A parlare per lui una voce fuori campo: “La notte del 21 settembre 1945 sono morto”. Lo vediamo ancora, esile, sdraiato in una stazione ferroviaria. È ancora vivo, per poco. I lavoranti del luogo ne constatano la morte. C’è una vecchia scatola arrugginita accanto a lui. Gli uomini la raccolgono per gettarla pochi metri più in là, nel verde illuminato di una notte stellata. In quel momento appare dal nulla una bambina dal sorriso malizioso. Raccoglie la scatola di caramelle gettandosi tra le braccia del fratello finalmente ritrovato. Una tomba per le lucciole è un racconto animato incantevole in cui, con grazia, si stemperano tristezza e amore per l’essere umano. Il film è la storia di un ragazzo, Seita, 14 anni, e della sua sorellina, Setsuko, 4 anni, sopravvissuti ai bombardamenti americani a Kobe in Giappone. Orfani, trovano rifugio da una zia, stizzita d’aver due bocche in più da sfamare. Seita decide allora di fuggire dalla cattiveria della parente trasferendosi con la sorella in un vecchio rifugio per pescatori. I tempi sono duri e lontano dalla comunità, Seita non può sperare di procurarsi razioni alimentari. Setsuko si ammala sempre più gravemente costringendo il ragazzo a rubare nei campi durante notte.
Una tomba per le lucciole è un racconto che nasce, cresce e si spegne a partire da una morale ben definita. L’autore, Isao Takahaka, può contare su una storia toccante offrendo la sua visione del militarismo e del patriottismo. Regista e sceneggiatore non si schierano contro gli americani soltanto, ma allo stesso tempo contro i giapponesi. Questi ultimi danno prova di militarismo e patriottismo esasperati e fuori luogo. Non aspettatevi soltanto un atto di accusa al nemico straniero. Nel film tutto è messo in discussione. Uomini e donne sono osservati attentamente, tutti sono motivo di critica. Una tomba per le lucciole è un dramma dolente, impregnato di una poetica che scalda il cuore. Alcune scene ci trasferiscono in un universo altro, un mondo dove le lucciole sono spiriti nella notte che portano conforto ai due fratelli. Una scena indimenticabile per emozione e bellezza.
La tomba del titolo è il rifugio dove trovano riparo Seita e Setsuko. Una grotta buia, lugubre, ma illuminata dalla presenza di creature indifese portatrici di luce. La tomba è in qualche modo un’immagine dell’esistenza condotta dai due ragazzi: uno sfarfallio di lucciole che si fa via via più tenue in un mondo in cui lo spettro della morte è onnipresente. Una tomba per le lucciole è soprattutto l’occhio dell’infanzia sulla guerra presentato con un realismo che sfiora il documentario.

Chiara Roggino

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