COMPLEANNO TRISTE PER ALAIN DELON (80). GLI AUGURI DI TRE ATTRICI ITALIANE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per il Secolo XIX

Alain Delon compie oggi, domenica 8 novembre, 80 anni. Ma difficilmente li festeggerà. L’uomo vive isolato da tempo nella sua villa, pare non stia bene, di sicuro il compleanno si celebra in un clima di raggelata malinconia, di imbarazzato riserbo. Non sembrano sorprese tre delle (non molte) attrici italiane che hanno lavorato con lui. Dalila Di Lazzaro, Ottavia Piccolo e Claudia Cardinale. Ecco che cosa dicono di lui. «Vorrei tanto avere il suo numero per parlargli, ascoltarlo, incontrarlo. Alain è una persona severa, dura con se stessa, anche con gli altri, ma dietro quella scorza da ribelle, da maschio intrattabile e rischioso, resta un uomo con un gran bisogno di affetto» esordisce Di Lazzaro. Insieme, nel 1980, girarono il poliziesco “Tre uomini da abbattere”, diretto da Jacques Deray e prodotto dallo stesso attore, dove l’attrice udinese, oggi 62enne, sospirava in un lungo dialogo: «Ti adoro, sei l’uomo meno complicato che conosca». Invece… «Invece nella vita Alain è un uomo complicato. Anche complesso. Ha presente una pantera? Puoi provare ad accarezzarla, ma bisogna stare attenti. Alain è magnetico, carismatico, charmant. Poi all’improvviso si eclissa, o chiuso nei suoi pensieri diventa impenetrabil, burbero». Su quel set francese si piacquero, Di Lazzaro parla di “una sbandata” da parte di Delon. «Ci fu una bella attrazione, ma io avevo un compagno e lui era impegnato. Però se gli avessi dato corda poteva succedere di tutto…». L’attrice ha dovuto superare prove dolorose, come la morte del figlio Christian e una lunga degenza a letto in seguito a un incidente motociclistico. Oggi sembra quieta, in pace con se stessa. Scrive libri di successo come “Il mio cielo”, non ha smanie di successo, conduce un’esistenza riservata. «Alain, lo dico con enorme affetto, dovrebbe imparare ad accettarsi. È un’icona planetaria della Francia, insieme a Brigitte Bardot. Ha avuto tanto dalla vita. Forse se si fosse ritirato prima dalle scene, se avesse coltivato una dimensione familiare, tra figli e nipoti… Purtroppo, in un momento difficile, è stato lasciato dall’ultima moglie. Se lo conosco, deve averlo vissuto come un affronto insostenibile».
Di Lazzaro calibra le parole, vuole bene a Delon e si sente, anche se non si vedono da anni dopo essersi frequentati. «Bisogna credergli quando dice che l’unica donna della sua vita è stata Mireille Darc. Posso testimoniarlo. Era fantastica con lui, sapeva attenuare i suoi spigoli, lo capiva davvero. Invece Romy Schneider, certo un altro grande amore, lo metteva in riga, sfoderava un che di autoritario nei suoi confronti». Vengono in mente certe frasi dette dall’attore in questi ultimi anni, quando confessò addirittura di aver pensato al suicidio: «Mai mi mostrerò al mio pubblico devastato nel fisico e abbrutito dalla malattia». Di Lazzaro riflette: «Chi ha toccato il cielo poi fatica a ridiscendere quaggiù. Alain, per temperamento, fatica ad accettare il declinare della bellezza, della salute. Invece bisogna reagire, come ha fatto Jean Paul Belmondo dopo la paralisi. Se non combatti alla fine vince la solitudine che ti buca le ossa».
Sublime e scostante, impenetrabile, ossessionato dalle fan, sempre seduto con le spalle al muro nei ristoranti, ma anche capace di gesti inattesi, teneri. Ricorda Di Lazzaro: «Un giorno, durante una pausa delle riprese di “Tre uomini da abbattere”, mollò tutti per andare a comprare una bottiglia di champagne. Aveva visto un gruppo di prostitute dall’altra parte del marciapiedi, voleva brindare con loro. Mi parlò poi del “grande cuore” di una puttana conosciuta e amata in gioventù. Alain sarà politicamente di destra, ma non è classista, tanto meno borghese».
Diverso, più professionale, il rapporto intrattenuto da Ottavia Piccolo, oggi 66 enne, col divo. Tre film insieme: “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “L’evaso” di Pierre Granier-Deferre e “Zorro” di Duccio Tessari. «Non lo sento da allora, ma se potessi fargli gli auguri gli direi: caro Alain, stai sereno. Anzi no, non porta bene. Meglio: sei ancora bello, hai fatto film importanti, non lasciarti avvelenare dalla depressione». Pare facile. «Lo so, invecchiare non piace a nessuno. Dicono che ogni età abbia la sua bellezza. Sarà. Ma capisco il dilemma: Delon è stata una star planetaria, un sex-symbol, un uomo desiderato da milioni di donne, incluse le mie amiche». Piccolo custodisce un piacevole ricordo professionale. «Mai umorale o capriccioso, un compagno di lavoro serio, disposto ad aiutarti, galante senza eccedere. Ci sono ancora in giro foto che ci ritraggono in bicicletta insieme». Nessun flirt? «Francamente no. Bello come il sole, con quel sorriso malandrino e la faccia d’angelo, ma non il mio tipo. Ero superfidanzata all’epoca di “L’evaso”, dove pure facevo una ragazza madre piuttosto “leggerina”, e quando girammo “Zorro” ero incinta».
L’attrice, in questi giorni a teatro con “Enigma” di Stefano Massini, fatica a ragionare su temi come la nevrosi da successo o il fascino che sfiorisce. «La popolarità e il successo non sono tutto. Noi attori siamo pasta malleabile: bravi in mano a qualcuno, abbandonati a noi stessi invece diamo il peggio». Vale anche per Delon? «Certo, ha fatto filmetti e filmacci. Ma è stato anche interprete intenso, profondo. Indimenticabile nel suo sdrucito cappotto di cammello a Rimini in “La prima notte di quiete”. Straordinario nei panni di “Mr. Klein” durante l’occupazione nazista di Parigi».
Evoca invece «una storia d’amore mancata, per questo forse siamo una “coppia mitica”» Claudia Cardinale. Prima si sentivano spesso al telefono: lui attaccava con un «Ciao, sono Tancredi», lei rispondeva «Ciao, sono Angelica» e giù ricordi e chiacchiere. Ma da anni Delon non risponde all’amica oggi 77enne. «Senza lo stimolo del lavoro è dura fare i conti col tempo che passa. Io mi sento bene, vivo la mia età con naturalezza. Alain non so più. Ma gli faccio i più caldi auguri di compleanno». Non si vedono dal 2010, quando salirono insieme la scalinata del Palais di Cannes proprio per il restauro del “Gattopardo”.

Michele Anselmi

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