MONTALDO ATTORE PROTAGONISTA PER L’AMICO FRANCESCO BRUNI: “FINISCO COME HO COMINCIATO”

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

La vita sorprende sempre. Nel 1950, appena ventenne, il genovese Giuliano Montaldo esordì come attore, nei panni di un capo partigiano, il commissario Lorenzo, nel film di Carlo Lizzani “Achtung! Banditi!”. Poi, archiviate le particine in “Terza liceo” e “Cronache di poveri amanti”, passò volentieri dall’altra parte della cinepresa e diventò il regista importante che è. Oggi, a 85 anni, eccolo di nuovo attore, addirittura come coprotagonista, nella commedia on the road che Francesco Bruni sta girando tra il Lazio, la Toscana e l’Emilia. Si chiama “Tutto quello che vuoi”. Un film faticoso per gli spostamenti, ma anche una sfida incoraggiante. In verità Montaldo s’è sempre divertito a recitare, spesso in amicizia, come in “Un eroe borghese” di Michele Placido, dove era il Governatore della Banca d’Italia, o nel “Caimano” di Nanni Moretti, dove cesellava un vecchio regista ligure alle prese con un film su Cristoforo Colombo. Ma qui è diverso. Interpreta Giorgio, un poeta ultraottantenne, carismatico, vedovo, che fu amico di Pertini e nella vita ha vissuto grandi slanci e potenti passioni, se non fosse che il morbo di Alzheimer progressivamente lo sta privando di quella che forse è la gioia più vera della vecchiaia: il piacere del ricordo e del racconto.
Una comprensibile segretezza avvolge questo terzo film di Bruni, sceneggiatore storico di Paolo Virzì nonché regista di “Scialla!” e di “Noi 4”. «Ho promesso a Francesco di non rilasciare interviste, di non parlare della storia. Vale anche per il giornale della mia Genova» sorride Montaldo al telefono dopo una giornata di riprese a Saturnia. Però una cosa la dice: «Non potevo dire di no a questa meravigliosa offerta di un amico caro, che stimo. Ho pensato che fosse giusto provarci. In fondo sono nato al cinema recitando, così provo a finire la mia carriera da attore, come ho cominciato 65 anni fa».
A Genova se lo ricordano ancora il suo mitico partigiano. Al punto che dieci anni dopo, nel 1960, tornando in città durante la dura protesta contro il governo Tambroni, Montaldo, nei pressi delle barricate, fu accolto così dai manifestanti: «Compagni, abbiamo con noi anche il commissario Lorenzo di “Achtung! Banditi!”». Pure nel dramma, osserva Montaldo con affetto, «l’Italia non rinuncia mai al suo pezzo di commedia».
“Tutto quello che vuoi” uscirà nel 2016, targato Ibc Movie e Raicinema. Ed è già una notizia che un italiano riesca a fare un film, sia pure in chiave di commedia itinerante, su un ottuagenario offuscato dall’Alzheimer. Altrove età e malattie non sono tabù, basti pensare a titoli come “Lontano da lei” con Julie Christie o “Still Alice” con Julianne Moore. Da noi ci provò Pupi Avati con “Una sconfinata giovinezza”, protagonista Fabrizio Bentivoglio, e il pubblico non fece la fila.
Ma qui lo spunto è più accattivante, il tono più lieve, quasi da favola avventurosa, sia pure alla maniera di Bruni. Il quale, oggi 54enne, confessa di essere partito dalla malattia del padre, colpito appunto dall’Alzheimer, per scrivere una sceneggiatura che intrecciasse vissuto personale e invenzione romanzesca. «La tendenza a confondere le persone, a dire cose molto sincere e sconvenienti, generavano non di rado momenti toccanti, anche imbarazzanti o buffi» ha confessato. «Ma l’aspetto più interessante era la progressiva regressione verso il passato: nella mente di mio padre prendevano corpo persone e vicende dimenticate, la cui “presenza” dava luogo a rivelazioni anche sconcertanti».
Naturalmente il toscano Giorgio incarnato da Montaldo non è il padre del regista. Da Roma a Pisa, per procedere poi verso Ospitale di Fanano, Porretta Terme e il Lago Santo nel cuore dell’Appennino modenese, il vegliardo elegante si ritrova in viaggio con un ruspante ventenne trasteverino, Alessandro, che il destino gli ha portato in casa. Un classico da road-movie. Due tipi inconciliabili, per età, cultura, lessico e storie personali, che si ritrovano a compiere un viaggio picaresco alla ricerca di un misterioso “tesoro” sepolto tanti anni prima da Giorgio, sul finire della Seconda guerra mondiale, sotto una croce di ferro in un campo. Ma ci sarà ancora quel campo?
Alessandro è Andrea Carpenzano, giovane attore romano di notevole espressività. In effetti sembra perfetto per fare questo ventenne ignorante e testardo, anche litigioso, figlio di un venditore ambulante, in cerca di una figura materna che lui rintraccia, maliziosamente, nella bella madre di un amico (è l’attrice palermitana Donatella Finocchiaro). Come succedeva in “Scialla!”, dove era di scena il rapporto tra lo studente lavativo e il professore demotivato scopertosi padre dell’allievo, l’incontro tra Ale e Giorgio si trasforma in un percorso di conoscenza reciproca, una sorta di cineromanzo di formazione sul filo dello scontro generazionale. Slang borgataro contro citazioni auliche, l’alfabeto basico dei social network contro la ricchezza dei libri di poesia, felpe e jeans da rapper contro cappelli a falde larghe e giacche di tweed. Se qualcuno penserà a “Scoprendo Forrester” di Gus Van Sant, be’, il riferimento è pertinente.

Michele Anselmi

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