Fantasticherie di un passeggiatore solitario: il cinema italiano che osa sperimentare

Fantasticherie di un passeggiatore solitario è l’opera prima di Paolo Gaudio, classe 1981, laureato in filosofia e successivamente diplomato in regia cinematografica. Si nota già dalle prime scene che il suo genere preferito è il fantasy e che la sua fonte d’ispirazione sono Gilliam, Burton, Zemeckis e i grandi artigiani degli effetti speciali come Phil Tippet e Ray Harryhausen.
Un film di grande coraggio con cui Paolo Gaudio esce dagli schemi della contemporanea produzione cinematografica nostrana, non solo per la scelta di raccontare la sua storia utilizzando tre diversi livelli narrativi, ma soprattutto per l’insieme di tecniche utilizzate, che spaziano dal live action all’animazione in stop motion.
Le tre linee di narrazione che si intrecciano hanno per protagonisti tre personaggi. Jean Jacques Renou (Luca Lionello), uno scrittore che vive nel 1876, in un piccolo e squallido seminterrato intento a scrivere le pagine del suo ricettario fantastico, appunto Fantasticherie di un passeggiatore solitario. Theo (Lorenzo Monaco), giovane laureando in filosofia dei nostri tempi, con una passione per le opere letterarie incompiute, si imbatte negli scritti di Renou. Rapito dalla sua “Fantasticheria n°23” vuole raggiungere il luogo descritto nel libro, definito come Vacuitas, un posto straordinario di fantasia e libertà. Tra i due si inserisce anche la storia di un bambino smarrito in un bosco, circondato da creature fantastiche, il ragazzino di cui Renou scrive e Theo legge.
Fatta eccezione per alcune parti in cui il ritmo si fa più lento e l’interpretazione un po’ ingessata, il lungometraggio di Paolo Gaudio è innanzitutto una piacevole esperienza visiva e visionaria. L’esaltazione del cinema come strumento capace di creare mondi immaginari e trasportare lo spettatore in luoghi fantastici dove tutto può accadere, anche entrare nel cassetto di una scrivania. L’utilizzo degli effetti speciali è ben calibrato, funzionale alla narrazione e mai eccessivo. Non siamo infatti di fronte a un’opera che mette in mostra solo dei virtuosismi tecnici, c’è molto altro. La formazione filosofica del regista impregna probabilmente il concept del film: la fantasia e l’immaginazione sono un rifugio sicuro per fuggire dalla realtà. Tutti e tre i personaggi hanno un pensiero “insoluto” con la morte e l’abbandono, Vacuitas è per loro un luogo di libertà, un luogo privo di paure, in cui anche il più tragico dei finali può essere riscritto. La bellezza di un’opera incompiuta è che chiunque può immaginare il suo compimento.
A Fantasticherie di un passeggiatore solitario, in uscita nelle sale il prossimo 26 novembre, distribuito da Mediaplex, auguriamo il successo che merita, anche in Patria. Successo che fuori dai confini nazionali è stato già decretato dal trionfo: alla Samain du cinema fantastique di Nizza (Grand Prix), al Boston Science Fiction Film Festival (Best World Film) e al Fantastic Cinema di Little Rock (Audience Award). Il coraggio di essere fuori dal coro, di non sottostare alle logiche di mercato, di sperimentare nuove forme di cinema andrebbe premiato, semplicemente con la curiosità di sedersi in sala e lasciarsi meravigliare.

Chiara Pascali

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