“VACANZE AI CARAIBI”: PARENTI & DE SICA RISPOLVERANO IL CINEPANETTONE “CLASSICO”, MA FORSE SIAMO ALLA FRUTTA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Magari ha ragione Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa. Insieme al produttore Mario Gianani, ha fortemente voluto rispolverare la “tradizione” cine-natalizia. Sapremo entro la fine dell’anno come è andata al botteghino. Intanto teorizza: «Il cinepanettone è stato dato per spacciato prematuramente». Vero o no, “Vacanze ai Caraibi”, dal 16 dicembre al cinema in 600 copie targato appunto Medusa, si propone come “l’originale”. A occhio non farà tanto piacere ad Aurelio De Laurentiis, che lo stesso giorno manda in sala “Natale col Boss” di Volfango De Biasi, starring la coppia Lillo & Greg, rinforzata per l’occasione da Paolo Ruffini e Francesco Mandelli. Una sfida tra “giganti”, e non suoni ironico. “Il professor Cenerentolo” di Pieraccioni già arranca, sicché la sfida vera sul piano comicarolo, almeno finché il 1° gennaio “Quo vado?” di Checco Zalone non calerà come una scure su tutti i contendenti, a parte “Stars Wars 7”, si giocherà proprio tra quei due titoli.
D’altro canto, Neri Parenti quella roba lì sa fare, pure a costo di ripetersi all’infinito. Messo contrattualmente alla porta da De Laurentiis insieme a Christian De Sica, il regista toscano ha riformato il vecchio team, chiamando Massimo Ghini e Dario Bellezza, più gli sceneggiatori di un tempo Fausto Brizzi e Marco Martani, ora soci di Gianani nella poliedrica società Wildside.
In realtà, “Vacanze ai Caraibi” doveva chiamarsi “Vacanze di Natale ai Caraibi”, ma è probabile che il titolo sia stato modificato per non incorrere in qualche scocciatura legale. Anche il Natale è passato da qualche giorno nella finzione sceneggiatoria: tutto parte infatti il 31 dicembre, in modo da far dimenticare l’albero, il vischio e le palle.
Fa ridere? Dipende da cosa ci si aspetta. Parenti rivendica la ricetta originaria nelle dichiarazioni: «Comicità a rotto di collo, gag, farsa, luoghi esotici, canzoni famose, attori di grido. Sono certo, anzi certissimo, di aver fatto un film che vi farà morire dal ridere». Invece De Sica rispolvera l’antica solfa: «Quando capiremo che il cinepanettone ha fotografato l’Italia, nelle sue varie stagioni, meglio di tanto cinema d’autore?». Non è vero, ma ai comici piace pensarlo, e quindi lasciamoglielo credere.
Diviso in tre episodi che non si intrecciano, benché ambientati nella bollente isola di Santo Domingo, “Vacanze ai Caraibi” sfodera ben cinque sceneggiatori, perché, assicura Martani, «scrivere questi film è un impegno gravoso». Sarà. Rispetto agli ultimi cinepanettoni, si fa un gran parlare di sesso e neanche un doppio senso viene tralasciato, a partire dai cognomi dei personaggi: Grossi Tubi, Vianale, eccetera.
Il romanissimo De Sica è un ex ricco spiantato, coperto di debiti, che vola ai Caraibi con la moglie Angela Finocchiaro per vendere la villa dove abita la figlia esperta di pesci palla e meduse. Lei s’è fidanzata con un attempato imbroglioncello biondo, cioè Massimo Ghini, che in realtà punta al patrimonio di famiglia, ignorando che il futuro genero è alla canna del gas. Il siciliano Dario Bandiera è un tecnomane addicted che vive solo in funzione del cellulare, tra app e aggiornamenti: la sua esistenza virtuale dovrà fare i conti col un naufragio su un’isoletta deserta, dove ovviamente non c’è campo. Luca Argentero è un torinese noiosetto e metodico che molla la moglie, una volta sceso dalla crociera Costa, per spassarsela a letto con la ruspante e bonissima Ilaria Spada, a sua volta sposata con una specie di “boro scatenato”. I due amanti sono all’opposto, in tutto, ma basta uno sbatter d’occhi perché gli ormoni impazziscano in un grugnito forsennato.
Avete capito, insomma. Tutto il repertorio degli equivoci a sfondo sessuale e fisiologico, come un catalogo di barzellette, è squadernato da Neri Parenti e dai suoi. Nessuno va per il sottile, De Sica ripete all’infinito «delicatissimo» (da quanti anni lo fa?) e si aggancia alla cronaca recente con la seguente battuta: «A noi il debito greco ce fa ‘na pippa… a du’ mani». Non mancano gli auto-sfottò, evocati da una serie di finte copertine di libri: “La semantica del cinema da camera” di Fausto Brizzi, un trattato di epistemologia firmata da Mario Gianani… A ricordarci, insomma, che tutti prendono in giro tutto, che non ci sono pretese sociologiche o da commedia sofisticata. Perché “Vacanze ai Caraibi” – parola di De Sica – «non è il “Notting Hill” di Vigna Clara». Infatti è la solita zuppa.

Michele Anselmi

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