Solo Dio lo sa? Il mio film sul caso Orlandi

Sto finendo le riprese di un film che farà molto discutere. Ci sto lavorando da oltre 5 anni e solo di recente abbiamo trovato i finanziamenti per realizzarlo, grazie al coraggio di Rai Cinema. Titolo, per ora provvisorio, “La verità sta in cielo”, ispirato da una frase di papa Bergoglio a proposito della scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana, uscita dalla scuola di musica di S. Apollinare il 22 giugno 1983 e mai più tornata a casa. Il film racconta una serie di episodi talmente sconcertanti da sembrare inventati. Nessun pontefice ha sinora scelto di aprire le carte del caso Orlandi, che pure si sanno custodite in Vaticano. Papa Bergoglio sta muovendo i primi passi. Ecco perché siamo convinti che un lavoro come questo arrivi nel momento giusto e possa offrire un importante contributo, soprattutto oggi che la magistratura inquirente ha chiuso l’indagine, lasciando però aperti troppi interrogativi.

Il caso è l’occasione per raccontare un mondo fatto di intrecci perversi tra malavita, mafia e ahimè una parte della Chiesa. Arrivano sino ai giorni nostri di “Mafia capitale”, di cui nessuno ricorda le origini, le quali risalgono appunto a trent’anni fa. Trattandosi di un materiale scabroso e incandescente, abbiamo scelto il silenzio stampa. Meglio attendere che il film sia finito (sarà pronto per uscire in sala il prossimo ottobre), anche per non alimentare la morbosità di certa stampa, che non sapendo nulla del film è arrivata a scrivere che abbiamo cercato attori per scene hard. In realtà sono già uscite una serie di fotografie, scattate a nostra insaputa, mentre giravamo per le vie di Roma (quando si è sul suolo pubblico non si può impedirle). Foto che insinuano trame ben distanti dal vero.

Gli interpreti principali sono Greta Scarano (che interpreta il ruolo di Sabrina Minardi giovane e anziana), Maya Sansa (la giornalista mandata da Londra), Valentina Lodovini (la giornalista italiana che ha scoperto la pista della malavita), Riccardo Scamarcio (Enrico De Pedis, il boss che arriva dal Testaccio). Accanto a loro un cast di comprimari di rara bravura che sarebbe troppo lungo elencare (sono circa 30!) Si abbozza qui un affresco di vita nazionale, una specie di Guernica italiano, dove bande di malviventi si intrecciano al potere politico, finanziario ed ecclesiastico, in una conflittualità densa di intrighi spettacolari, degni della fantasia più sfrenata. Per quanto il cinema sia sempre finzione, ogni avvenimento narrato è suffragato da una rigorosa documentazione, nonché da testimonianze acclarate dalle varie inchieste della magistratura. Eppure, come direbbe Shakespeare, in questa storia tutto è così incredibilmente vero da sembrare impossibile.

Roberto Faenza

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