MUORE SILVANA PAMPANINI, “MAGGIORATA” VERACE (SI PARAGONAVA A GRETA GARBO E AVA GARDNER)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Era il 1951. In un film di Carlo Campogalliani intitolato “Bellezze in bicicletta”, dove con Delia Scala divideva la scena usando entrambe il nome di battesimo vero, Silvana Pampanini intonava con piglio sicuro: «Ma dove vai bellezza in bicicletta, /così di fretta pedalando con ardor, / le gambe snelle, tornite belle, / m’hanno già messo la passione dentro al cuor», ed era come se parlasse di sé. Gambe famose, le sue, che forse sarebbero piaciute al François Truffaut di “L’uomo che amava le donne”; di sicuro piacevano ad Alberto Sordi, che nel 1983 si divertì a mostrarle in una scena del “Tassinaro”: l’attrice, nel ruolo di se stessa, alquanto truccata e cotonata, gioca spiritosamente sull’età, ironizza su certe “sgallettate” e si fa chiamare amichevolmente “Silvà” dal tassista galante, che però l’ha presa per Sylva Koscina (seguono insulti in romanesco per finta).

Silvana Pampanini è morta all’ospedale Gemelli, dov’era ricoverata da ottobre in seguito ad un malore al ventre. Aveva 90 anni, ma lei per principio se ne toglieva 5, anche con i medici che la curavano. Attrice versatile e soubrette molto amata nel secondo Dopoguerra, era una romana verace, benché fosse di origini venete. Pure una “maggiorata” capace di muoversi con disinvoltura nel mondo dello spettacolo senza esporsi a scandali e scaldaletti, pure restia a farsi impalmare da qualche produttore importante (non si sposò mai e non ebbe figli). «Ho avuto più spasimanti che mal di testa» confessò un giorno, e certo le cronache le attribuirono molti flirt, tra veri e presunti: il presidente venezuelano Marcos Pérez Jiménez, Faruk d’Egitto, Fidel Castro, Tyrone Power, Orson Welles, Omar Sharif, William Holden…. Chissà. Di sicuro Totò si invaghì di lei sul set di “47 morto che parla”, e fioccarono pensieri e regali, però gli esperti assicurano che “Malafemmina”, al contrario di quanto la signora fece credere, fu scritta per un’altra donna.

Per esser bella era bella: alta 1 metro e 74, slanciata e burrosa, vita sottile e seno prorompente, viso gagliardo, di una sensualità esplosiva e contenuta insieme. Sapeva di piacere agli uomini, anche se il padre tipografo Francesco, dopo che lei vinse il titolo di Miss Italia ex-aequo a furor di popolo, si mise un po’ di traverso. Fu Aldo Fabrizi a rassicurarlo sull’ambiente del cinema. In pochi anni Silvana Pampanini diventò una delle attrice più pagate, passando di successo in successo. Solo tra il 1946 e il 1950 girò una quindicina di film, incluso “I pompieri di Viggiù” di Marco Mattoli che le regalò una consistente popolarità nazionale. Anche una notevole considerazione di se stessa, non solo per via del diploma al Conservatorio. «Di brune come me c’è stata solo Ava Gardner» azzardò in un’intervista. Molte stagioni dopo, nell’autobiografia pubblicata nel 1996 sotto il titolo “Scandalosamente perbene”, si sarebbe paragonata anche a Greta Garbo e avrebbe interloquito addirittura con Pablo Neruda, Jacques Prévert e Federico García Lorca in un immaginario dialogo fra artisti.

Naturalmente, ancorché doppiata nel parlato come tante sue colleghe dell’epoca (non nel cantato), Silvana Pampanini padroneggiava il set. Si imponeva con stoffa da diva, sia nei personaggi brillanti sia nei ruoli drammatici, rivaleggiando, per bellezza e temperamento, con Lucia Bosé e Silvana Mangano. Poi, con l’esplosione di Sophia Loren e Gina Lollobrigida, la sua fortuna si appannò un po’. Ma è anche vero che il suo cine-medagliere annovera film importanti, o perlomeno curiosi, come “Un marito per Anna Zaccheo” e “La strada lungo un giorno” di Giuseppe De Santis, “L’incantevole nemica” di Claudio Gora, “La bella di Roma” di Luigi Comencini, “Processo alla città” di Luigi Zampa. Per non dire del “Gaucho” di Dino Risi, dove, già matura, si espone a una malinconica parodia di se stessa accanto a Vittorio Gassman.

Devota a Padre Pio e a Sant’Antonio da Padova, ha viaggiato molto nel corso della sua carriera: in Francia fu ribattezzata “Ninì Pampan”, in Giappone ricevette dall’imperatore Hirohito preziosi regali, tra i quali una bambola e cinque kimono, in Messico andò invece a girare film mai distribuiti in Italia. Poi, con la vecchiaia, una serie di comparsate in tv, dove le piaceva mostrare le famose gambe e togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Una volta sfotticchiò la Lollo per aver sposato un uomo molto più giovane di lei, un’altra volta polemizzò con Walter Veltroni per via di un invito mancato alla romana Festa del cinema. Sai che torto!

Michele Anselmi

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