TORNATORE: “NON RACCONTATE LA STORIA DEL FILM”. L’AMORE AL TEMPO DEL DIGITALE (E DELL’IMMORTALE)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Giuseppe Tornatore chiede gentilmente ai giornalisti «di mantenere il riserbo sulla trama, almeno nei suoi elementi decisivi, in modo che anche i futuri spettatori possano scoprirla durante la visione del film in sala». Si può capirlo, da sempre teme fughe di notizie sulle storie che inventa, gli piace confondere un po’ le acque anche quando riassume le sinossi a uso interno. Ma con “La corrispondenza”, nelle sale da giovedì 14 gennaio, è davvero arduo accontentarlo. Perché il colpo di scena, diciamo, arriva subito, appena dopo una ventina di minuti, e tutto il resto discende da lì. Come fare allora? Stiamo allo stretto necessario.
Ambientato tra la Scozia e l’isola di San Giulio sul lago d’Orta, “La corrispondenza” racconta lo strano amore che unisce Amy Ryan e Ed Phoerum: lei, Olga Kurylenko, è una studentessa universitaria, bella e coscienziosa, che per arrotondare fa la stunt-girl nei film, insomma la controfigura, in scene pericolose nelle quali di solito “muore”; lui, Jeremy Irons, è il suo professore, avanti con gli anni, un astrofisico fascinoso e carismatico, dai modi gentili e dalle sorprendenti capacità predittive.
Una tenera notte d’amore consumata in un albergo sigilla il distacco inatteso tra i due. L’uomo, che si divide tra Edimburgo e una ridente isoletta lacunare ribattezzata “Borgo ventoso”, si congeda da Amy. Ha deciso di non partecipare al seminario annuale che sei anni prima propiziò il loro incontro.
Ma nell’era digitale ogni distanza è colmabile facilmente, sicché e-mail, sms, telefonate via cellulare mantengono viva la corrispondenza, di qui il titolo, che i due fittamente si scambiano. Finché la devota ragazza non scopre, proprio nel corso di quel fatidico seminario, che lo scienziato è appena spirato. Così almeno pare. Perché lei continua a ricevere e-mail dall’uomo, anche video, manoscritti, dvd, fiori, regali, solo che non può rispondergli a voce. Se Ed è davvero morto, chi comunica al suo posto e perché lo fa, quasi prevedendo le sue mosse?
Opus numero 11 del regista di Bagheria, “La corrispondenza”, prodotto dalla Paco Cinematografica insieme a Raicinema, si inserisce nel nuovo filone “non siciliano”. Viene dopo “La migliore offerta”, 10 milioni di euro al botteghino italiano e una schidionata di premi, e corrisponde alla stessa logica: cast di gusto internazionale, riprese in inglese, ambientazioni europee, anche se i collaboratori principali, cioè Ennio Morricone alle musiche, Maurizio Sabatini alle scenografie, Fabio Zamarion alla fotografia, restano gli stessi.
Tornatore sostiene che «le storie d’amore, anche quando si concludono male, hanno sempre un lieto fine, per il solo fatto di essere esistite». Che è un po’ il senso di questo film livido e invernale, tendente al verdastro nelle tinte malinconiche, nel quale il regista inietta, sia pure in una chiave realistica che discende delle evoluzioni tecnologiche in fatto di comunicazione, qualche richiamo al paranormale, alle ombre del misterioso, alle suggestioni dell’universo parallelo.
Non pensate però né a climi horror da “Sesto senso” né agli equivoci legati agli spettri galanti in stile “Ghost” o “Il fantasma innamorato”; semmai, per diretta ammissione dell’autore, il modello viene da “La casa sul lago del tempo” di Alejandro Agresti. Lo scarto temporale, tra riferimenti alle stelle supernove e alla “teoria delle stringhe”, serve per impaginare una meditazione sull’immortalità del corpo, la longevità dei sentimenti, la cosiddetta elaborazione del lutto. «La mente umana non potrà mai capire l’Infinito e nemmeno l’amore» teorizza il professore in una delle sue apparizioni digitali, ma è evidente sin dall’inizio che per la ragazza quell’esperienza significherà un percorso di riscoperta di sé, il superamento di un persistente senso di colpa.
Purtroppo il film non è riuscito: troppi finali, situazioni volentieri ripetute, un eccesso di lacrime. Anche se, tra trasalimenti e squadrettamenti, si apprezza il palpito, squisitamente romantico e insieme vagamente senile, che Tornatore introduce nella vicenda. Costruita per rivelazioni progressive, coincidenze bizzarre, discorsi sul cinema, assonanze lessicali (si parla di astrologia e di astrocitoma), struggimenti esistenziali rispetto al tempo che passa. «L’eternità può bastare?» sospira lui, doppiato da Luca Ward. «Ti aspetterò, sempre» promette lei, doppiata da Benedetta Degli Innocenti. Insomma, avete capito l’atmosfera. Anche se poi Tornatore sembra quasi mettere le mani avanti, in una sorta di auto recensione, quando fa dire a un personaggio: «Un proposito insano, buono solo per la quarta di copertina di un romanzetto di fantascienza».

Michele Anselmi

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