MUORE A 80 ANNI FRANCI CITTI, FRATELLO DI SERGIO. FU “ACCATTONE” PER PASOLINI, MA NON SOLO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

«Stanotte ho perso tutti i soldi, ma c’ho ancora n’anello da scommette» urlava Vittorio Cataldi, detto “Accattone”, nella prima scena del film di Pasolini. Il sottoproletario romano si faceva mantenere da una prostituta, Maddalena, “sottratta” a un napoletano finito in galera. Ma era scritto sin dall’inizio che la sua vita in bianco e nero sarebbe finita male. Il personaggio, così intimamente pasoliniano, fece la fortuna di Franco Citti, attore per caso e poi per talento, morto ieri a Roma. Aveva 80 anni, era malato da tempo. A darne notizia l’amico Ninetto Davoli. Il volto a metà tra il bullo di borgata e l’angelo caduto, lo sguardo fiero, il fisico asciutto, Citti ha incarnato come pochi altri il cinema di PPP, anche se nel corso di una lunga carriera, cominciata nel 1961 proprio su quel set, ha girato oltre 50 film, recitando spesso per il fratello Sergio, scomparso nel 2005, oltre che per registi del calibro di Coppola, Bertolucci, Petri, Carné, Lizzani, Zurlini, Maselli, Fellini.
Nella lunga confessione che rilasciò a Fofi e Faldini per “L’avventurosa storia del cinema italiano”, l’attore scandisce a un certo punto in romanesco: «Se je darebbero li mezzi necessari, con quello che fa e che ha tutto in mente, oggi come oggi lo metterei tra i migliori registi». Parlava ovviamente di Pasolini, per lui solo Pier Paolo, al quale lo legava un sentimento di riconoscenza e di amicizia, la gratitudine per l’occasione di riscossa. «Sul set io non penso ci sia una troupe. Giro, faccio e basta. Se va bene, Pier Paolo mi dice solo: “Basta, è finita”».
Edipo in “Edipo Re”, cannibale in “Porcile”, ser Ciappelletto nel “Decameron”, Satana nei “Racconti di Canterbury”, demone in “Il fiore delle Mille e una notte”, Citti amava travestirsi, colorarsi i capelli, farsi coinvolgere sullo schermo in “storie scellerate”, come recita il titolo di un bel film del fratello con lui protagonista. La passione per il cinema nel 1998 lo porta a esordire come regista, «con la fraterna collaborazione di Sergio Citti» come spiegano i titoli di testa, dirigendo se stesso e Fiorello in “Cartoni animati”, dove in buona misura torna a rivestire il ruolo di “Accattone”.
«Addio a Franco Citti. Da Pasolini a oggi ha raccontato realtà, sofferenza, cambiamento e riscatto di Roma e di tante generazioni. Ci mancherà»: lo scrive in un tweet il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Mentre il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, lo ricorda così: «Attore di straordinaria intensità, legato a Pier Paolo Pasolini fin dall’esordio alla regia con “Accattone”, ha portato quella poesia di strada che rimarrà per sempre uno dei tratti distintivi del nostro cinema».
E tuttavia, come si diceva, Citti non è stato “solo” Pasolini. Memorabile il Tommaso di “Una vita violenta” di Paolo Heusch e Brunello Rondi, curioso il trafficante d’armi in “Seduto alla sua destra” di Valerio Zurlini. Ma certo Pasolini ha saputo capirlo meglio di qualsiasi altro regista. Scrisse di lui: «Come tutti coloro la cui psicologia è infantile, Franco ha un profondo senso della giustizia. Sente profondamente la propria colpa quando commette qualcosa di ingiusto e non sa ammettere che altri compiano qualcosa di ingiusto».

Michele Anselmi

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