SERGIO CASTELLITTO ATTACCA “IL CINEMA ASSISTITO”. MA ANCHE LUI HA RICEVUTO MILIONI (5) DAL MINISTERO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Sergio Castellitto è un ottimo attore e un interessante regista. Ma guai a dirgli che è un intellettuale: ama definirsi “artigiano”, crede fermamente che «il cinema sia un gesto poetico che costa tanti soldi». Fin qui ci si può stare. Poi leggi l’intervista rilasciata a Valerio Cappelli del “Corriere della Sera” e scopri che l’enorme incasso di Checco Zalone (“Quo vado?” è un passo dai 60 milioni di euro e ancora marcia bene) non gli va tanto giù. Castellitto sfotticchia «la sinistra che, dopo anni di snobismo, sale sul carro del vincitore, eleggendo Zalone a sociologo d’Italia». Come se la destra non l’avesse fatto. Ma soprattutto: «Non so quanto c’entri il cinema, mi sembra un evento rave, quando tutti si riuniscono sul campo (…). Non penso che il suo successo farà bene al cinema italiano, ma è meglio dei film assistiti che hanno dissipato milioni di euro disprezzando l’idea di cinema che riportasse a casa il proprio denaro».
E qui c’è un po’ da eccepire. D’accordo, va di moda sui giornali bastonare il cinema d’autore italiano, che sarebbe autoreferenziale, astruso, poco o per nulla in sintonia col pubblico, buono solo per gareggiare ai festival e neanche sempre, insomma in cerca del “posto fisso”, per dirla col “Foglio” che reinterpreta Zalone a modo suo. Tuttavia se proprio vogliamo parlare di soldi pubblici, bisogna riconoscere che anche Castellitto ha volentieri attinto a quella voce per le sue esperienze da regista. Per non dire dei cineasti che l’hanno diretto: Monicelli, Scola, Bellocchio, Virzì, Ciprì… Niente di male, ci mancherebbe: il suo nome conta, è garanzia di qualità, il pubblico non disdegna. Però queste sono le cifre, almeno secondo i registri del ministero ai Beni culturali.
Nel 1998 il suo esordio alla regia con “Libero Burro” riceve un finanziamento di 4 miliardi e 603 milioni di lire, andati alla società Intrepido Film. Nel 2003, invece, “Non ti muovere” si avvale solo del cosiddetto interesse culturale, in pratica un bollino di qualità che non comporta risorse dirette alla produzione. Il film è un notevole successo: quasi 9 milioni di euro al botteghino. Passano cinque anni e tocca a “La bellezza del somaro”, sempre scritto con la moglie Margaret Mazzantini: 1 milione e 600 mila euro dal Mibac (oggi Mibact) a Cinemaundici e Alien Produzioni. La commedia incassa 3 milioni e mezzo di euro. Nel 2012, per “Venuto al mondo”, cine-trasposizione del romanzo di Mazzantini, le società Alien Produzioni, Picomedia e Medusa ricevono 700 mila euro, a fronte di un incasso totale di quasi 5 milioni di euro. Infine, nel 2015, “Nessuno si salva da solo”: risulta un contributo alla Indiana Production Company di 350 mila euro. A fine corsa il film, interpretato da Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca, totalizza al botteghino 3 milioni e 346 mila euro.
Avvertenza: la legge prevede che i soldi pubblici, non concessi a fondo perduto, siano restituiti per intero una volta coperto il cosiddetto costo industriale del film. Ma succede di rado con le cifre sopra 1 milione, tra i casi virtuosi al Mibact ricordano “Il Divo”, “Gomorra e “Notte prima degli esami. Oggi”.
Reduce dalla seconda serie di “In Treatment” e in attesa che passi in tv l’8 febbraio “Il sindaco pescatore”, sulla vicenda umana e politica del primo cittadino di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso dalla camorra, Castellitto sta attualmente scrivendo sempre con sua moglie un film su quella che definisce «l’ossessione dei nostri tempi: il denaro a tutti i costi come unica possibilità per raggiungere questa cosa che si chiama felicità». Non si sa ancora se chiederà un contributo al ministero per produrlo. Magari si sbrighi: per il 2016 sono disponibili in tutto 26 milioni di euro.

Michele Anselmi

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