UN BRINDISI COLLETTIVO PER L’ADDIO “FESTOSO” A SCOLA. POCA RETORICA, TANTA GENTE, VIRZÌ IL PIÙ DIVERTENTE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Voleva che i suoi funerali fossero una festa, alla fine un po’ è andata così. Non fosse altro perché un caldo brindisi collettivo, innalzato dalle centinaia di persone infreddolite dopo un’ora e mezza all’aperto tra gli alberi del piazzale Anna Magnani, ha siglato l’addio di Roma a Ettore Scola. Del resto, ancor prima che il rito laico cominciasse, spostato nell’ampia arena accanto alla Casa del cinema per evitare resse all’interno, la moglie del regista, Gigliola, con queste parole stoppava un’amica facile alle lacrime: «Oggi si ride, non si piange. Hai capito?». Facile a dirsi.
«Per essere una cosa divertente, i testi avrebbe dovuti scriverli Ettore» avrebbe infatti sorriso di lì a poco Giuseppe Tornatore, uno degli otto oratori scelti dalla famiglia per ricordare il cineasta irpino, morto martedì sera a 84 anni per problemi cardiaci. Gli altri? Nell’ordine Carlo Verdone, appunto Tornatore, il critico francese Jean Gili, Stefania Sandrelli, Paolo Virzì, Pif, Walter Veltroni, Giuliano Montaldo, più il giornalista e direttore di festival Felice Laudadio a fare da maestro di cerimonia.
Le musiche di Trovajoli per i film di Scola dagli altoparlanti, la bara circondata di fiori sul grande palco, il gonfalone della Regione Campania, un’asta con un microfono, dietro, a coprire lo schermo, l’enorme manifesto rovesciato dalla parte bianca del film “Il capitale umano” di Virzì. Un caso, certo, ma anche una coincidenza curiosa, essendo per tutti (o quasi) Virzì il più accreditato “allievo” di Scola. Lesto ad avvisare gli astanti e i colleghi, «Niente musi lunghi e niente paroloni», il cineasta livornese ha tirato fuori dalla tasca un raccontino scritto apposta per la triste/allegra incombenza, «based on a true story, come direbbero a Hollywood» ha ironizzato. Cioè la cronaca spassosa del suo primo incontro, nel 1985, con Scola e con il mondo che gravitava attorno alla Mas Film: gli sceneggiatori Furio Scarpelli e Ruggero Maccari, il produttore Franco Committeri. Quasi un brano di sceneggiatura, preciso nei dettagli e nei dialoghi, interpretando il quale Virzì ha canzonato un po’ il se stesso ventunenne appena uscito dal Centro sperimentale di cinematografia e un po’ il carattere logorroico o indolente di quei suoi “maestri”.
Tenuta a freno, la retorica tipica di queste occasioni non s’è ripresa la scena nei discorsi, grazie a Dio. Tutti, chi più chi meno, hanno aderito all’invito della moglie Gigliola e delle figlie Paola e Silvia, magari avendo negli occhi le facce che Scola faceva ai funerali di chi se n’è andato prima di lui. Pif, che aveva intervistato Scola l’anno scorso per il documentario sul regista “Ridendo e scherzando”, non ha neanche provato a contenersi. «Non puoi entrare nella mia vita così tardi e andartene così presto, senza preavvisi. È un po’ da stronzi» ha chiuso tra gli applausi, rivendicando il diritto «di tenere alto lo spirito dei cazzari». Mentre l’ottantacinquenne Montaldo, salendo per ultimo sul palco con la solita sciarpa rossa, ha mormorato, osservando la folla raccolta davanti a lui: «Io vi dico che ho capito una cosa. Ettore è l’ultimo Re di Roma».
Chi c’era in platea? Una bella fetta di mondo del cinema e della politica. Gabriele Muccino e Massimo D’Alema, Aurelio De Laurentiis e Francesco Rutelli, Cristina Comencini e Dario Franceschini, Paola Cortellesi e Nichi Vendola, Francesco Maselli e Aldo Tortorella, Roberto Andò e Alfredo Reichlin, Franco Nero e Luciana Castellina, e ancora: Renzo Arbore, Claudio Sestieri, Roberto Giannarelli, Zeudi Araya, Alberto Simone, Lino Capolicchio, Gigi Proietti, Giorgio Arlorio, Riccardo Tozzi, Dacia Maraini, Lidia Ravera, il regista francese Michel Hazanavicius e la sua attrice-musa Bérénice Bejo…
«La morte è uno scherzo stupido, una roba da “Marc’Aurelio» aveva esordito Veltroni, alludendo al titolo del mitico giornale satirico nel quale Scola pubblicò in gioventù le sue caricature. Chissà se la morte è davvero tale; ma di sicuro Scola è stato uno spirito libero e appassionato, e l’ex segretario del Pd non sbaglia quando scandisce: «Ettore, per la storia, è il nome di un eroe sconfitto, per me invece è il nome di un eroe vittorioso».

Michele Anselmi

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