CON “RISORTO” RISORGE “L’INCHIESTA” DI DAMIANI. UN’INDAGINE SUL CORPO DI CRISTO, MA NON CONVINCE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Non c’è neppure un cenno sui titoli di testa o di coda, e magari davvero il regista Kevin Reynolds e lo sceneggiatore Paul Aiello non ne sanno nulla. Strano, sarà perché a Hollywood dicono che tutte le storie ormai sono state raccontate… E tuttavia “Risorto” deve più di qualcosa a un bel, quanto sfortunato, film di Damiano Damiani del 1986, nato da un’idea di Ennio Flaiano e Suso Cecchi d’Amico, peraltro interpretato da due noti attori americani allora in gran voga, Keith Carradine e Harvey Keitel. Si chiamava “L’inchiesta”, fu pure rifatto nel 2006, con altri attori e in forma di miniserie per la tv, da Giulio Base.
Si torna a parlare del mistero della resurrezione di Cristo, e certo incuriosisce il via vai a San Pietro di star hollywoodiane, tutte “illuminate” dall’incontro col Pontefice argentino. Prima Angelina Jolie e Brad Pitt, qualche giorno fa Leonardo DiCaprio, ieri Joseph Fiennes, protagonista appunto di “Risorto”, dove il “risen” in questione, per citare il titolo originale, è naturalmente Gesù, anzi Yeshua.
«Sono cattolico, sono stato battezzato, poi mi sono allontanato dalla Chiesa, ma dopo l’incontro con papa Francesco dovrò ragionare un po’ sulla mia scelta», ha confessato l’attore britannico, fratello del più noto Ralph, incontrando a Roma la stampa per il lancio del film (esce il 17 marzo con Warner Bros). C’è stata, giovedì 4 febbraio, una proiezione anche in Vaticano, com’è successo qualche mese fa per “Chiamatemi Francesco” di Daniele Luchetti: evidentemente l’attuale Papa non disdegna il cinema, ed è una buona novella; più difficile che da quelle parti abbiano voglia di vedere “Il caso Spotlight” che ricostruisce l’inchiesta del “Boston Globe” sulle manovre del potente cardinale Law al fine di insabbiare innumerevoli episodi di pedofilia ad opera di preti.
A suo modo anche “Risorto” è un’inchiesta, ante-litteram e su tutt’altro crimine, come lo era, a partire dal titolo, il film di Damiani che nessuno avrebbe visto alla Sony. Lì era l’imperatore Tiberio a spedire in Giudea un nobile romano, Tito Valerio Tauro, per investigare sulla misteriosa sparizione del corpo di un giovane falegname fatto crocifiggere da Ponzio Pilato e acclamato come profeta risorto dai suoi discepoli. Qui c’è un valoroso tribuno, il bellicoso Clavio, al quale il famoso governatore affida il compito di ritrovare il cadavere scomparso prima che si diffonda la leggenda della resurrezione. In entrambi i casi, mentre l’indagine serrata procede senza risultati, l’investigatore comincia a fare i conti con la propria coscienza, a dubitare della “versione ufficiale”, in un parola ad abbracciare il verbo d’amore di quello strano pastore di anime. Con una differenza non da poco. “L’inchiesta” finiva con l’assassinio di Tauro, vestito da ebreo e perso nel deserto, per mano degli stessi romani; in “Risorto” il folgorato Clavio si unisce addirittura a Gesù, lo vede far miracoli, guarire un lebbroso, moltiplicare i pesci, infine ascendere al cielo in un bagliore. «Adesso credi?» gli chiedono. «Credo che non sarò più lo stesso» sussurra il futuro cristiano.
«Chi avrebbe pensato che questo film ci avrebbe portato sin qui?» si stupisce Fiennes, il quale si augura che “Risorto” possa «far sedere tutte insieme, in una sala cinematografica, persone di fede diversa per uno spettacolo illuminante, stimolante, appassionante». Sul set, tra Spagna e Malta, l’attore confessa di aver provato ciò che sente quando entra in una Chiesa: «Anche le pareti trasudano la fede delle persone che ci hanno pregato». Fulminato sulla via di Damasco anche lui?
Quanto al regista Kevin Reynolds, oggi un po’ in ribasso a Hollywood ma un tempo complice di Kevin Costner in filmoni come “Robin Hood. Il principe dei ladri” e “Waterworld”, la vede così: «La resurrezione di Gesù è davvero la madre di tutti i misteri legati a un omicidio». Il problema di “Risorto” è che parte bene, come una detective story intrisa di sangue, mosche e torture; poi si perde nel santino, mostrando sin troppo, nelle peregrinazioni sotto il cielo di Galilea, il Corpo del Reato (del Creato).

Michele Anselmi

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