Zoolander 2. Il ritorno del modello bello bello in modo assurdo

Un imponente battage pubblicitario, iniziato dalla Settimana della Moda di Parigi, ha bersagliato il pubblico dei vari social network per annunciare il ritorno sulle scene di Derek Zoolander ed Hansel McDonald. I due modelli belli belli in modo assurdo erano stati protagonisti, nel lontano 2001, della terza regia di Ben Stiller, che, nell’immediato, non ottenne un gran successo di pubblico né di critica salvo, con il tempo, trasformarsi in un fenomeno.

La prima sequenza di questo sequel basterebbe, da sola, a delineare lo spirito che anima il marchio Zoolander. Justin Bieber, in puro stile Bond, corre per le vie di Roma, provando a sfuggire a due motociclisti che lo inseguono per ucciderlo. La fuga termina davanti casa di Sting. L’idolo pop delle teenager è colpito a morte, ma, prima di spirare, si scatta un selfie, sceglie un filtro e posta la foto su Instagram. Impossibile non pensare, di striscio, al Michel Poiccard di Fino all’ultimo respiro che, dopo un’estenuante corsa ed in punto di morte, passa il pollice sulle labbra. In Zoolander incontriamo modelli nati dalla fantasia di Ben Stiller, Sting, Valentino e Billy Zane, oltre a stilisti e a fashion designer davvero improbabili. Realtà, pregiudizi degli spettatori sulla realtà (This is the end con James Franco è lo zenit di questa tendenza) e finzione si incontrano e finiscono per avvinghiarsi. Si assiste ad una deformazione parodistica e grottesca di eventi reali o quanto narrato corrisponde, all’incirca, al dietro le quinte del mondo della moda? Stiller gioca con l’esagerazione ed il nonsense focalizzandosi sugli aspetti più parossistici della contemporaneità.

Ma dove eravamo rimasti? Derek Zoolander ha edificato, insieme alla moglie (dalla quale, nel frattempo, ha avuto un figlio) il Centro per ragazzi che non sanno leggere bene, dove lavora anche il modello Hans. A causa di un incidente, però, il Centro è crollato, uccidendo la moglie di Derek che si è trovato a crescere, da solo, il proprio figlio. Un McGuffin in questo nuovo episodio sblocca la situazione e consente ai due supermodelli di tornare a mettersi in gioco. La sceneggiatura, scritta principalmente da Justin Theroux, è piuttosto stratificata e non disdegna una rapida occhiata al genere della detection e, a tratti, anche all’horror.

Ma passiamo all’aspetto che più ci ha interessato in Zoolander 2 e che risiede nella costruzione del personaggio comico Ben Stiller. L’attore newyorkese ha debuttato alla regia con Giovani, carini e disoccupati e ha ricoperto questo ruolo anche nel primo episodio di Zoolander e in I sogni segreti di Walter Mitty. Tutta la carriera attoriale e registica di Stiller (pensate a Tutti pazzi per Mary, I Tenenbaum, …e alla fine arriva Polly, Una notte al museo, Lo stravagante mondo di Greenberg, Giovani si diventa) si regge su un personaggio in crisi di identità, che rischia di essere sopraffatto dalla “forza” degli eventi. In I Tenenbaum era un membro sfigato della famiglia più disfunzionale di tutti i tempi, reduce dalla morte della moglie, alle prese con due figli e con un passato che condiziona pesantemente ed inclina verso il fallimento la sua vita adulta. Nel recente Giovani si diventa, interpreta un regista in crisi creativa che non riesce più ad interpretare il dilemma ontologico del cinema documentaristico. È il guardiano fresco di divorzio del museo di storia naturale di New York, luogo in cui gli oggetti esposti sono sospesi nel tempo per l’eternità. Ed è, quindi, ancora una volta, alle prese con qualcosa più grande di lui. Al contrario di Jack Black, che ha costruito il proprio personaggio sull’imponente stazza fisica e sulla sua difformità rispetto al mondo, sempre troppo piccolo, Ben Stiller si è misurato spesso con un universo “ostile”, che prova a sopraffarlo e in cui rischia di perdersi. I sogni segreti di Walter Mitty è l’apice del discorso: attraversa il mondo, sostanzialmente, per trovare se stesso. Effettua una ricerca che gli consenta di schiudere la propria anima. La numero 25 è la chiave per affrontare la vita. E non dimentichiamo che anche i modelli figosissimi possono avere dei problemi di identità (dal 2001 al 2016 è passata tanta acqua sotto il ponte Cinema).

Dal lontano debutto fino a quest’ultimo film, Ben Stiller dimostra di essere decisamente cresciuto. Perchè ha maturato una coerente ed interessante idea di cinema, ampiamente dimostrata dal crescendo di Zoolander 2, che trova nell’esagerazione il proprio motivo di esistenza. Le trovate eccessive (quella dell’hotel biodegradabile o di Derek Jr. messo all’ingrasso come un novello Hansel fino, ancora, al finale “massonico”) abbondano e colpiscono per inventiva. Si tratta di un percorso che, dall’incipit immediato, giunge ad un finale più che dinamitardo (nel vero senso della parola). I fan resteranno soddisfatti dall’abbondanza di idiozia. I normali spettatori potranno aggiungere un ulteriore tassello al lavoro di Ben Stiller, sempre più a suo agio nel ruolo di piccolo grande di Hollywood.

Matteo Marescalco

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