L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo. La forza dell’ideale

Dalton Trumbo è uno sceneggiatore brillante e apprezzato nella Hollywood degli anni Quaranta. Vive con la sua famiglia in una ricca tenuta corredata di laghetto privato, partecipa a feste frequentate da gente importante e ogni suo lavoro viene pagato fior di dollari. Lo scrittore di successo ha però un lato che lo rende ostile a molti: è un militante comunista che appoggia gli scioperi nell’industria cinematografica. In un clima allarmista e travolto dalla crescita dei sentimenti anti-sovietici, le battaglie sociali di Trumbo cominciano ad essere osservate con sospetto: lo sceneggiatore viene infatti accusato di attività anti-americane e per questo processato. Trumbo non vuole piegarsi e convince i suoi colleghi a fare altrettanto, rifiutando di rispondere alle domande della commissione. La sua insubordinazione gli costa la condanna a undici mesi di carcere, insieme ad altri nove sceneggiatori, i cosiddetti “Dieci di Hollywood”. Una volta scontata la pena, il nome di Dalton Trumbo figura ancora nella black list del governo e ciò gli causa la perdita di molte amicizie, della posizione sociale ed economica, nonché della possibilità di lavorare. Negli anni successivi Trumbo sarà costretto a scrivere forsennatamente sceneggiature sotto falsi nomi per mantenere la sua famiglia e per cercare di riconquistare il suo posto all’interno di Hollywood.

In una girandola colorata e inebriante di personaggi noti del mondo del cinema statunitense a cavallo tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta (Hedda Hopper, John Wayne, Kirk Douglas e altri), l’unica figura che emerge con grande forza all’interno del film è quella dell’irriverente, ironico, idealista Dalton Trumbo, interpretato con maestria e originalità da Bryan Cranston, candidato all’Oscar per la prima volta per questo ruolo. Occhiali dalla montatura nera, baffi folti, occhi vispi, sigaretta sempre accesa in bocca e bicchiere di whisky accanto alla macchina da scrivere sono alcuni dei tanti dettagli visivi che caratterizzano inequivocabilmente lo sceneggiatore. I rapporti con i colleghi che lo hanno lasciato solo e con quelli che gli offrono una seconda possibilità, con i compagni con i quali condivide le amarezze di un’ingiusta condanna e soprattutto con la famiglia che lo sostiene sono lo spunto per osservare da differenti angolazioni i comportamenti e il carattere del protagonista.
Il film di Jay Roach, incentrato maggiormente sul lato umano piuttosto che su quello artistico di uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood, ha il pregio di raccontare la vita interessante e poco conosciuta di un uomo che ha saputo rimanere fedele ai suoi ideali, trovando nella scrittura il mezzo per ottenere l’ultima parola.

Alba Grazioli

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