Buone notizie solo a metà

Il cinema in sala torna a crescere ed è una bella notizia. Lo dicono i dati pubblicati dall’Osservatorio Audiovisivo del Consiglio di Europa per il 2015. La non bella notizia è che invece il cinema italiano torna a scendere, sia in Italia che sul mercato estero. Basti pensare che mentre nel 2015 il nostro cinema nel mondo ha staccato tre milioni e mezzo di biglietti, i francesi ne hanno staccati 81 milioni! Siamo alla débâcle. In pratica il mondo non sa che esistiamo. In Italia non va meglio. Nel 2015 abbiamo incrementato le presenze in sala dell’8,5% rispetto all’anno precedente, ma la produzione nazionale è scesa dal 27% al 21%, nonostante siano cresciuti gli schermi di 87 unità. In tre anni abbiamo perso circa un terzo degli spettatori. Per la precisione, meno 4 milioni nell’ultimo anno, a fronte di più di 14 milioni del cinema americano. C’è da mettersi le mani nei capelli e infierire sul cuoio capelluto. Intanto continuano a chiudere le sale cittadine e dei centri storici (frequentate in maggioranza dal pubblico adulto, più sensibile al cinema di qualità), a vantaggio dei multiplex, dove come è noto trionfano i blockbuster per lo più americani, dove raramente vengono proiettati i titoli del cinema d’autore.

È vero che nel 2016 sicuramente torneremo a crescere grazie al fenomeno di Chezzo Zalone, che si appresta a conquistare il record di oltre 65 milioni di euro di incasso, ma una rondine non fa primavera. Tant’è che anche le commedie, che sino a poco tempo fa conquistavano il tutto esaurito, ora cominciano a scemare, salvo qualche eccezione. Persino un duo sulla carta imbattibile, come Verdone e Albanese, stenta a decollare e si limita a un risultato al box office al di sotto delle attese. A fronte di una diminuzione della presenza dei nostri film al botteghino cresce invece il numero delle produzioni. 187 titoli sfornati nel 2015 rispetto ai già molti 171 del 2014 rappresentano un eccesso che il mercato non può assorbire. E infatti di questi ad uscire in sala sono un numero ristretto e i titoli che portano a casa un risultato positivo non sono più di una decina. Basti pensare che i primi dieci film italiani nella classifica del box office 2015 hanno incassato complessivamente meno di quanto ha totalizzato la pellicola di Zalone solo nel primo week end. Il surplus di produzione dipende in gran parte da una politica scellerata che vede la nostra produzione sottodimensionata, per cui si producono decine di film a basso costo, meglio sarebbe dire a costo infimo, ovviamente a scapito della qualità e dunque dell’offerta allo spettatore.

Basti riflettere su questo dato: il costo medio del film italiano è di un milione e trecentomila euro (ma c’è chi produce pellicole a meno di centomila euro), mentre in Francia il costo medio è più di 3 volte tanto: 4,2 milioni a film. Per una volta tanto inutile commentare: i dati parlano in modo più che eloquente. È vero che il ministro Franceschini ha annunciato una imminente riforma per aiutare il cinema italiano, dove imminente sta per non si quando. Ne parleremo in un prossimo editoriale perché a una prima lettura del disegno di legge le proposte non appaiono così incoraggianti.

Roberto Faenza

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