“THE DANISH GIRL”, IL PITTORE CHE VOLLE FARSI DONNA. UNA BIZZARRA STORIA D’AMORE RACCOMANDABILE A GASPARRI

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

«La parola amore esiste» diceva Marguerite Duras, e per fortuna si declina nei modi più diversi, anche inattesi. Prendete “The Danish Girl”. Un’ovazione accolse alla Mostra di Venezia, lo scorso settembre, l’arrivo in sala stampa dell’attore Eddie Redmayne, classe 1982, inglese, ormai specializzatosi in ruoli estremi dopo aver vinto l’Oscar… incarnando Stephen Hawking.
“La ragazza danese” in questione era un uomo che volle farsi donna. Accadde davvero sul finire degli anni Venti, quando a Copenaghen il pittore Einar Wegener scoprì di custodire una diversa identità sessuale dentro di sé. Nacque tutto per gioco, complice la moglie amatissima Gerda, ma gioco non restò: un po’ alla volta, truccandosi e vestendosi da femmina col falso nome di Lili Elbe, l’uomo e il marito franarono insieme, sepolti da un’irriducibile voglia di femminilità. Oggi non fa notizia, ma allora Einer-Lili passò i suoi guai, rischiando di finire in manicomio. Alla fine trovò un chirurgo disposto ad operarlo. Purtroppo non sopravvisse all’intervento decisivo.
Tom Hooper è il regista del “Discorso del re”, ama storie ad alto tasso emotivo, dove il protagonista si ritrova a lottare contro una natura matrigna e spietata. Ma “The Danish Girl”, magari un po’ lungo e convenzionale, è pure una struggente storia d’amore, perché l’emancipata e attraente Gerda non abbandona il marito spezzato, anzi lo aiuta a completare l’opera.
Quanti divi abbiamo visto travestirsi da donna, sempre in chiave di commedia? Cary Grant, Jack Lemmon, Dustin Hoffman, Robin Williams. Ma qui servivano un volto e un corpo capaci di evocare una presenza femminile misteriosa, seduttiva, insinuante. Dice Redmayne: «Interpretare la parte di un’icona del movimento transgender come Lili è stato realizzare un sogno. Spero solo di aver trasmesso qualcosa del suo coraggio».
Fa l’umile. In realtà la mutazione di Einer in Lili è sorprendete non solo per il make-up accurato o il tono di voce che si perde un po’ nel doppiaggio italiano; l’attore svuota progressivamente l’essenza maschile del personaggio e la riplasma al femminile. Guardate il manifesto e risulterà difficile dire, tra lui e la pur bella Alice Vikander, entrambi candidati all’Oscar, chi è il maschio. Passeggiando al Lido, confesso, le avevo prese entrambe per adorabili donne. Immagino, invece, che Gasparri e Giovanardi non andranno mai a vedere “The Danish Girl”, preferendo gridare allo schifo dal loro maschio punto di vista sulle unioni civili e tutto il resto.

Michele Anselmi

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