Deadpool, il cinecomic che si cita addosso

Non è la prima volta che Hollywood tenta di riscrivere le regole del cinecomic proponendo un “supereroe antieroico”. Avevamo già apprezzato Will Smith nei panni di Hancock, un alcolizzato dotato di superpoteri, ma molto impacciato e disastroso in ogni sua azione. Ora si aggiunge alla saga dei mutanti X Men, anche se tecnicamente si tratta di uno spin-off o meglio dire una scheggia impazzita di quell’universo, la figura di Deadpool. Con il benestare della Twentieth Century Fox, l’attore protagonista e produttore del film, Ryan Reynolds, traspone sullo schermo – con l’aiuto del regista Tim Miller e degli sceneggiatori di Zombieland – un antieroe mitico e molto amato dai fan dei fumetti Marvel. Dell’umorismo sessuocentrico, Deadpool fa la sua cifra stilistica, ma questa è in realtà solo la punta dell’iceberg poiché ad accompagnare le incessanti gag e battute c’è una coinvolgente love story ottimamente caratterizzata da Reynolds, da Morena Baccarin e dalla scelta molto azzeccata dei pezzi musicali che compongono la colonna sonora del film.

Il cancro colpisce Wade Wilson e lo spinge a mettersi nelle mani di chi poi sarà la sua rovina, pur salvandolo e donandogli dei poteri, e metterà in pericolo la sua dolce metà. Come in X Men, la diversità e la paura tornano ad essere il centro drammatico e conflittuale di una storia che riesce a sopperire al prevedibile calo di interesse proprio grazie alla natura umoristica del personaggio, alla “rottura della quarta parete” e ai suoi movimenti zigzaganti a livello temporale. La formula vincente, insomma, sta nella destrutturazione dei pilastri classici del cinecomic come di altri generi. Deadpool diverte sin dai titoli di testa e viene da pensare che questa versione più scanzonata, politicamente scorretta, a tratti pulp del cinecomic avrebbe guadagnato qualcosa di più con qualcuno come Tarantino alla cabina di regia. Ma forse sarebbe stato pretendere troppo per un film comunque mainstream, pur essendo più adulto, violento e ipersessualizzato della media.

Furio Spinosi

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