Amore, furti e altri guai, disavventure di un antieroe palestinese

Cineclub Internazionale, distribuzione indipendente che in passato ci ha regalato L’orchestra di Piazza Vittorio e The Parade (La sfilata), distribuisce – da oggi, giovedì 25 febbraio – Amore, furti e altri guai del regista palestinese Muayad Alayan. Il film è stato presentato e accolto con successo nella sezione Panorama del Festiva di Berlino del 2015, aggiudicandosi il premio per il miglior lungometraggio all’Aff (Arab Film Festival) di San Francisco. Alayan, regista e direttore della fotografia, ha completato i suoi studi a San Francisco e ha deciso successivamente di tornare in Palestina a fare cinema sulla sua comunità.

Mousa, il protagonista del primo lungometraggio di Alayan, ha un permesso di lavoro in territorio israeliano ma preferisce disertare il lavoro in cantiere per dedicarsi al furto d’auto. Vive d’espedienti, rivende i pezzi rubati e intrattiene una relazione amorosa con una donna sposata che è in realtà la madre di sua figlia, a cui però non è mai riuscito a garantire una stabilità familiare. Ha un grande sogno, andare via dal suo Paese e la sua via di fuga è un contratto con la Fiorentina, venduto da un alquanto dubbio procuratore calcistico per la modica cifra di cinquemila dollari. La vita di Mousa precipita in una drastica successione di disavventure quando ruba l’auto sbagliata. Si tratta della Passat di un gruppo di miliziani palestinesi con un “pesante” carico nel portabagagli. Mousa si ritrova, suo malgrado, al centro dell’annoso conflitto israelo-palestinese, ma lui non è un combattente, non vuole immischiarsi in questioni politiche, ma solo emigrare e portare via con sé la sua donna e la figlia.

Amore, furti e altri guai non è un film impegnato, non è una riflessione intellettuale sulla questione mediorientale, ma semplicemente una gradevole black comedy. I festival europei hanno spesso premiato registi di questa specifica area geografica perché portavoce della gravosità del conflitto, lungometraggi in cui le storie dei protagonisti erano solo un appiglio narrativo per focalizzare l’attenzione sul dramma della guerra, si pensi a Il giardino dei limoni di Eran Riklis o Paradise Now di Hany Abu-Assad. In Amore, furti e altri guai l’odio e i contrasti tra il popolo israeliano e quello palestinese sono solo sullo sfondo. Uno sfondo che non ha certo colori vivaci: l’intero film è girato in bianco e nero, una scelta tecnica che rende perfettamente un contesto carico di zone d’ombra. In bianco e nero, del resto, è l’esistenza di Mousa, maldestro antieroe, uomo che non ha voglia di porsi troppe domande e vorrebbe solo trovare il suo posto nel mondo come chiunque altro in qualunque altra parte del pianeta.

Chiara Pascali

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