PURTROPPO ANCHE FAUSTO BRIZZI INVECCHIA MALE. ESATTAMENTE COME I SUOI “FOREVER YOUNG”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Mai fidarsi troppo delle intenzioni di un regista. Dice Fausto Brizzi, classe 1968, a proposito del suo “Forever Young”, nelle sale il 10 marzo con Medusa: «È il ritratto di un’Italia odierna dove nessuno vuole andare in panchina, neanche i calciatori. Stiamo scivolando verso una deriva pericolosa, oltre che ridicola». Scrive di rincalzo sul materiale per i giornalisti, citando addirittura come modelli “Il sorpasso” e “I mostri”: «I “forever young” sono ovunque. Non esistono quasi più gli adulti, esistono i giovani e i “finti giovani”. Appartenendo alla categoria dei “finti giovani” (l’aggravante è che resti in Italia un “giovane regista” quasi in eterno), posso permettermi di prenderla in giro. E posso anche non cercare necessariamente il lieto fine come spesso hop fatto nelle favole romantiche precedenti».

Purtroppo, dopo aver visto il film, dal suo autore definito «colorato, buffo, un po’ vintage e un po’ oggi», viene il dubbio che Brizzi, ormai non più così lontano dalla fatidica soglia dei 50, fatichi un po’ a crescere, non diremo invecchiare. Pure lui. D’accordo, la commedia ha le sue regole, specie quella italica di largo consumo, strizzatine d’occhio e soluzioni facili. Ma si può pensare, anche in una chiave ironicamente pop, che lo scorrere dell’età sia tutto e solo un fatto di nostalgia? Un languore sentimentale che mette insieme “Total Eclipse of the Heart” di Bonnie Tyler, “Video Killed the Radio Star” dei Buggles, appunto “Forever Young” degli Alphaville; oppure il Commodore 64, il Mottarello, la Coppa del nonno, padre Cionfoli e le fettuccine fatte in casa?

Tutto torna buono per far sorridere al cinema. Vero. E l’aforisma di Terry Pratchett messo in esergo sui titoli di testa – «Dentro ogni persona anziana c’è una persona più giovane che si chiede cosa sia successo» – serve a illustrare il menù, intriso di comicità e malinconia, senso del ridicolo e “vorrei ma non posso”. Tuttavia Brizzi e i suoi due sceneggiatori Marco Martani ed Edoardo Falcone si fermano proprio alla superficie del “problema”, il punto di vista sul è così leggero da risultare inconsistente, essi stessi appaiono un po’ come i “finti giovani” che vorrebbero infilzare.

Il catalogo è ovviamente vario, alla maniera di “Ex”, forse la commedia migliore di Brizzi. Per dire: la formosa estetista Sabrina Ferilli, su suggerimento di una sensuale “cougar” incarnata da Luisa Ranieri, rimorchia un diciottenne che porta le pizze a casa e si innamora di lui, non sapendo che il presunto “toy boy” è figlio dell’amica; Lillo, al secolo Pasquale Petrolo, è un dj, mestiere giovane per eccellenza, che a 50 anni scopre di non essere più in sintonia col suo pubblico ma non vuole demordere e accetta una sfida improba; Teo Teocoli è un asciutto avvocato settantenne che si allena per una maratona di corsa come se dovesse fare le Olimpiadi, rischiando continuamente coccoloni e angariando la figlia Claudia Zanella e il genero Stefano Fresi, quest’ultimo con la metà dei suoi anni e il doppio dei suoi chili; infine Fabrizio Bentivoglio, un fascinoso produttore radiofonico cinquantenne che convive felicemente con la bella ventiduenne Pilar Fogliati ma poi la tradisce con una coetanea, più in sintonia per gusti e passioni, incarnata da Lorenza Indovina, forse la migliore in campo. L’unica scena davvero bella, che resta, è quella che ritrae la Ferilli al ristorante, contornata da giovanotti al cellulare: perché coglie uno spaesamento, un imbarazzo, una condizione esistenziale.

Sul manifesto, un paio di classici occhiali Ray-Ban “a goccia” fa tutt’uno con la scritta “Forever Young”. Tutto molto fratelli Vanzina. Si capisce allora perché la canzone citata nel titolo non sia quella di Bob Dylan ma quella degli Alphaville. Forse il problema del film sta tutto qui. Non avrebbe sopportato un testo che inizia così:

May God bless and keep you always
May your wishes all come true
May you always do for others
And let others do for you
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung
May you stay forever young

Michele Anselmi

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