SKY USA I DAVID DI DONATELLO COME CAVALLO DI TROIA. IL VERO PIANO: INTESE COI PRODUTTORI E FILM NELLE SALE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Alla Rai confessano di non aver sofferto granché, la cerimonia di premiazione faceva sempre ascolti risicati in diretta su Raimovie e in differita su Raiuno; e tuttavia il passaggio a Sky dei David di Donatello di sicuro è molto di più di un’operazione di facciata da 700mila euro. Sky vuole intrattenere un rapporto di sistema, come si usa dire oggi, con il cinema italiano, e per farlo anche il rilancio televisivo dei cosiddetti Oscar italiani, arrivati alla 60ª edizione, numero pieno, può servire sul piano simbolico. L’appuntamento è per lunedì 18 aprile, in prima serata su quattro canali Sky, dagli Studi de Paolis di Roma, con tanto di “tappeto rosso” ripreso dalle telecamere più show pilotato dal giovanotto yé-yé Alessandro Cattelan. L’ambizione è di mettere insieme «uno show ritmato, brillante, anche divertente», non sarà facile, i David sono quelli che sono, una lunga sfilata di cineasti e ringraziamenti, ma certamente a Sky sapranno inventarsi qualcosa per farli assomigliare agli Oscar hollywoodiani. Non per niente, le cinquine principali sono state annunciate in diretta tv da Francesco Castelnuovo e Gianni Canova, alle 12 di oggi martedì 22 marzo, nel corso di un breve collegamento di cinque minuti dalla romana Casa del cinema, con tanto di ricreata scenografia e nuovo logo.

La partita per il miglior film si giocherà tra “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, “Il racconto dei racconti – Tale of the Tales” di Matteo Garrone, “Non essere cattivo” dello scomparso Claudio Caligari, “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese e “Youth – La giovinezza” di Paolo Sorrentino, e vai a sapere come voteranno i quasi 1.400 giurati del David al secondo scrutinio. Non c’è dubbio, invece, che alla voce miglior esordio, vincerà “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, ormai diventato il caso dell’anno, anche commerciale coi suoi 2 milioni e mezzo di euro al botteghino, oltre che destinatario di ben 16 candidature. Altrettante, per chi ama i numeri, vanno a “Non essere cattivo”, 14 a “Youth”, 12 a “Il racconto dei racconti”, 9 a “Perfetti sconosciuti”, mentre “Quo vado?”, lo straordinario trionfatore della stagione, con oltre 65 milioni di euro, deve accontentarsi solo di 3 nomination (non sarà felice il produttore Pietro Valsecchi, sempre polemico nei confronti dei David).

Ma al di là delle candidature, perlopiù all’insegna del cosiddetto ricambio generazionale pure nelle categorie attrice e attori, il tema vero riguarda appunto la discesa in campo di Sky. La serata dei David, con contorno di omaggi vari dal 15 al 24 aprile (la storia del premio, una sessantina di film, curiosità e racconti), è solo l’antipasto di un più corposo e strutturale intervento della pay-tv in materia di cinema italiano. “Il Sole 24 Ore” ha ventilato un ingresso diretto nel ramo della distribuzione, attraverso l’accordo con almeno cinque case di produzione: Cattleya, Lucisano Group, Wildside, Palomar e Indiana Production (più forse Lucky Red e Indigo).

«Chi vivrà vedrà, non escludo nulla» sospira l’alto dirigente del gruppo Andrea Scrosati, ricordando che Sky investe ogni anno circa 100 milioni di euro nel prodotto audiovisivo italiano, tra diritti di acquisto, coproduzioni di film e miniserie di qualità come “The Young Pope” di Sorrentino. «La crescita e lo sviluppo del cinema italiano, così come la presenza di questo prodotto sulla nostra offerta pay, sono obiettivi strategici di Sky. Qualsiasi progetto che nasca con un’ottica di sistema, coinvolgendo il meglio della creatività e della capacità produttiva italiana, ci interessa» aggiunge Scrosati. Insomma, il disegno è chiaro: sparigliare i giochi per gareggiare alla pari, sul prodotto italiano, con soggetti forti del calibro di Raicinema e Medusa.

Non a caso è stato Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica e titolare di Cattleya, a pilotare il passaggio dei David dalla Rai a Sky, riuscendo quasi subito a convincere il “patron” storico Gian Luigi Rondi, oggi gran sostenitore dell’epocale mutamento. «Sky è organicamente legata al cinema, più di quanto non accada con le tv generaliste. Per anni è mancata l’alternanza, volevamo riportare un’attenzione nuova sui David» spiega Tozzi. Con un’avvertenza, di vago sapore diplomatico: «La nostra non è una scelta di campo tra due blocchi, non ne farei un dramma. Non c’è un muro di Berlino in mezzo, abbiamo solo valutato laicamente: ci sono più gruppi televisivi oggi in Italia».

A Raicinema e a Medusa nessuno, per ora, sembra preoccupato più di tanto. I campioni di incasso restano saldamente nelle loro scuderie. Ma certo l’ingresso di Sky, con una sorta di United Artists all’italiana, potrebbe modificare in futuro assetti e contratti. Non a caso Sky si fa bella coi giornalisti ricordando che «nel 2015 sono stati trasmessi oltre 450 film italiani», 100 dei quali in prima visione. Musica alle orecchie dei produttori italiani, anche se bisogna ricordare che Sky pratica una politica dei prezzi a scalino: paga, molto o poco, in base agli incassi nelle sale.

Michele Anselmi

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