Rendez-vous, una rassegna per imparare dai francesi

Da oggi fino a lunedì 11 aprile torna a Roma Rendez-vous – Appuntamento con il nuovo cinema francese, giunto alla sua sesta edizione su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia e realizzato grazie all’Institut français Italia con il sostegno di Unifrance e la collaborazione del Centre Saint-Louis e l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Ad inaugurare la rassegna sarà Chiara Mastroianni, protagonista di una masterclass – a ingresso libero fino a esaurimento posti – con il regista Benoit  Jacquot a margine della proiezione, alle ore 15:30 del film 3 coeurs, diretto dallo stesso Jacquot e interpretato dalla Mastroianni.

Il cinema d’Oltralpe, dunque, esordisce nella capitale per poi fare tappa in diverse città italiane: Bologna, Napoli, Palermo, Torino, Milano, Lecce e da quest’anno anche Firenze e Bergamo. Sono circa trenta i titoli di cui si compone il programma della manifestazione con l’arricchimento di eventi satellite dedicati a approfondimenti, workshop, dibattiti con artisti italiani e francesi. Le pellicole francesi che animeranno le serate romane spaziano dalle produzioni impegnate e sofisticate alle commedie mainstream. La Francia ha dato i natali ai fratelli Lumière e per questo motivo chiunque ami il cinema ha un debito con i fratelli d’Oltralpe; se non altro, almeno nel caso di Rendez-vous, il nuovo cinema francese ci insegna cosa significhi osare. Mentre la produzione cinematografica italiana, a parte l’eccezionale caso di Lo chiamavano Jeeg Robot, è atrofizzata su soggetti poco originali o remake di remake, come nel caso del recente Un paese quasi perfetto, i film presentati in Rendez-vous regalano agli spettatori una ventata di originalità soprattutto rispetto ai temi affrontati.

Particolare e degna di nota è la storia raccontata da Jérôme Bonnell in A trois on y va, un ménage à trois che si fonda sulla precarietà di tre giovani esistenze che rimandano ogni giorno al domani l’opportunità di diventare adulti. Omosessualità, bisessualità, eterosessualità sono rappresentati come concetti fluidi, non solo da Bonnell, ma anche da Catherine Corsini, regista di La Belle Saison in cui affronta i temi della lotta femminista e della passione amorosa. Nel panorama francese c’è anche spazio per la commedia romantica, con l’pera prima di Clovis Cornillac, Un peu, beaucoup, aveuglément, che mette in risalto, con ironia, gli effetti dell’amore platonico. Drammatici e purtroppo attuali invece gli eventi raccontati da Diastème in Un français, storia di Marco, un militante del Fronte Nazionale. Il regista riassume e analizza la storia dell’estrema destra francese attraverso le vicende del protagonista in una parabola che passa dall’apice della violenza e dello squadrismo al pentimento.

È sufficiente scorrere titoli e sinossi della rassegna francese per rendersi conto che c’è tanto da vedere e commentare, non ci sono format collaudati, ma il desiderio di sperimentare e privilegiare il cinema come mezzo espressivo per raccontare la realtà, quella che forse solo le immagini sanno restituirci meno complessa di quanto ci appaia a occhio nudo.

Chiara Pascali

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