Fiore del deserto, la vera storia di Wallis Dirie. Ambasciatrice ONU per i diritti delle donne

Già dal campo lungo iniziale, dove si intravede una donna nomade in abito color salmone a contrastare l’arido deserto, capisci che Fiore del deserto, realizzato nel 2009 e nelle sale italiane solo il prossimo 14 aprile distribuito da K2Film-Ahora Film, è una storia femminile: il ritratto di una persona, Wallis Dirie, in fuga da un ambiente chiuso, antico ma soprattutto disumano, divenuta poi ambasciatrice all’ONU per i diritti delle donne e simbolo della campagna contro l’infibulazione delle donne africane e della violenza contro di loro.

Trasposizione cinematografica del bestseller scritto dalla stessa Waris, Fiore del deserto è tutt’altro che una storia drammatica: la regista, Sherry Hormann, racconta da donna il “viaggio della speranza” dalla Somalia, contadina e barbara, alla multietnica e cosmopolita Londra con toni divertenti e ironici, vedi la commessa che la scambia inizialmente per una ladra per poi diventare la sua migliore amica. I flashback di Warris bambina e di Warris cameriera nell’Ambasciata somala di Londra – dove apprende poche espressioni parole come: “oggi è il tuo giorno fortunato” – si intervallano con le difficoltà incontrate per diventare una top model di successo. Come si autodefinisce inizialmente, Fiore del deserto è una donna rispettabile perché “cucita” che solo successivamente, integrata e adattandosi ai valori occidentale decide, dopo aver conosciuto il successo, di non vergognarsi e di rinnegare la tradizione somala raccontando la sua storia.

Alessandra Alfonsi

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