The Dressmaker. La vendetta è un piatto da servire freddo

Sono passati 25 anni da quella brutta storia. Dungatar sembra averla ormai dimenticata quando a rispolverare le menti (e non solo) riappare Tilly che, grazie al suo talento, ha girato il mondo diventando una sempre più affermata sarta di successo. Siamo nel 1951, nel Sud dell’Australia, in un paese situato in mezzo al deserto che non conterà più di un centinaio di persone. Il suo ritorno viene ovviamente chiacchierato dalla comunità che la vede come un elemento di disturbo per le loro vite di tranquille consuetudini; al suo atteggiamento moderno si contrappone il loro bigottismo ben reso anche attraverso i colori accesi e intensi per lei, spenti e grigi per loro. D’altronde le sue forme appariscenti, i suoi bellissimi abiti e il suo temperamento non possono certe passare inosservati, non solo agli occhi delle malelingue, ma anche a quelli di un giovane ragazzo che inevitabilmente si innamora perdutamente di lei. Tilly, di fatto, non vorrebbe far altro che prendersi cura dell’eccentrica madre Molly, ma allo stesso tempo non può fare a meno di interrogarsi sul perché di tale astio. Il mistero si infittisce nell’assoluta omertà dei compaesani, fin quando le circostanze costringeranno Tilly ad affrontare la verità, a maturare la sua vendetta, a porre fine una volta per tutte alla maledizione che l’ha costretta lontano da casa per tanti anni.

Ispirato a l’opera prima di Rosalie Ham, The Dressmaker, di produzione australiana, risulta difficile da inquadrare in un genere preconfezionato, avendo sia i tratti della commedia, ma anche un po’ del dramma e senz’altro del noir. In più, quasi sembra ispirarsi alla filmografia d’impronta inglese che non tralascia mai il sarcasmo e il lato più ironico degli eventi. Totalmente fuorviante è la promozione del film in Italia nella scelta di abbinare l’immagine di Tilly Dunnage a Miranda Priestly con l’intento, probabilmente, di replicare l’indiscutibile successo che ebbe Il Diavolo veste Prada. Peccato che sia le storie che i personaggi abbiano ben poco in comune. Tilly non è di certo Miranda: a parte la passione per vestiti e moda, le loro personalità sono molto diverse. Tilly, inoltre, vive a metà degli anni Cinquanta e il film che la vede come protagonista parla di lei e del suo passato prima di diventare una professionista acclamata. Miranda è una donna dei giorni nostri e benché sia identificata come la protagonista, non esisterebbe senza Andy, a cui sostanzialmente si contrappone.

Chi volesse andare al cinema con l’idea di vedere un remake di Il Diavolo veste Prada ne rimarrebbe inevitabilmente deluso e sarebbe davvero un peccato perché The Dressmaker è un film di livello e dosato, con un cast efficace ed energico, allegro ma allo stesso tempo intrigante, un piccolo gioiello da non perdere se si vuole godere di un prodotto semplice, ma divertente e, soprattutto, mai noioso.

Stefania Scianni

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