I DAVID SECONDO SKY: VINCE “PERFETTI SCONOSCIUTI”, RISARCIMENTO PER GARRONE, TRIONFO “JEEG ROBOT”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Sky avrà davvero vinto l’ambiziosa scommessa da oltre 700 mila euro soffiando alla Rai la storica cerimonia di premiazione dei David di Donatello? L’operazione restyling le ha escogitate tutte per rivitalizzare in chiave “social-glamour” i cosiddetti Oscar del cinema italiano. Tappeto rosso agli studi De Paolis commentato da Francesco Castelnuovo, siparietti autoironici con Michele Placido, Claudio Santamaria e Paolo Sorrentino nel ruolo di se stessi, format hollywoodiano, scenografie sontuose e logo Mercedes dappertutto, incursioni dei The Jackal, sketch, freddure e astruserie cinefili del tipo «Digli che il cinema è il soffitto del cuore», smoking d’obbligo, il fervorino di Roberto Saviano sulla cine-magia, embargo blindato per scongiurare fughe di notizie, la survoltata conduzione dell’eterno giovane Alessandro Cattelan, nell’ambizione di cucinare «uno show ritmato, brillante, anche divertente». E tuttavia i David restano una sfilata di premi e ringraziamenti, spesso stentati; i nostri artisti faticano a risultare leggeri o spiritosi, al massimo si commuovono. La verità è che Sky mira a un “rapporto di sistema” col cinema tricolore, sicché anche il rilancio dei David, arrivati alla 60ª edizione, è tornato utile sul piano simbolico e promozionale. Sapremo presto con quali ricaschi.
Sul fronte del miglior film, la partita sembrava giocarsi tra “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi e “Non essere cattivo” di Claudio Caligari. Due storie dure, l’una legata ai tragici sbarchi di immigrati sull’isola di Lampedusa, l’altra alla piccola malavita tossica di un’Ostia anni Novanta. Invece, un po’ a sorpresa ma tra gli applausi calorosi della platea, i circa 1.400 giurati hanno premiato “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, l’amarognola commedia su cellulari & bugie che ha incantato l’Italia, incassando oltre 16 matteo garronemilioni di euro al box-office (successo rafforzato dal David per la sceneggiatura). Mentre “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone e “Youth” di Paolo Sorrentino hanno trovato altri riconoscimenti: migliori regia, fotografia, costumi, scenografia, trucco, acconciatura, effetti speciali il primo, per un totale di 7; migliori musica e canzone originale il secondo, poca roba.
Ampiamente prevista, anzi chiamata a furor di popolo, l’affermazione, alla voce miglior regista esordiente, di Gabriele Mainetti col suo “Lo chiamavano Jeeg Robot”: rivelazione dell’anno e insieme sorprendente caso commerciale con 3 milioni e 400 mila euro al botteghino. Destinatario di 16 candidature e di 7 David, il film ha regalato a Santamaria, supereroe borgataro e ciccione, l’ambita statuetta per il miglior attore protagonista, in una sorta di gemellaggio ideale, all’insegna della romanità verace, col premio andato alla ruspante Ilenia Pastorelli, sempre per “Lo chiamavano Jeeg Robot”.
La giornata dei David era cominciata col consueto pellegrinaggio al Quirinale dei candidati, filmato in diretta da Raiuno, forse per mantenere un filo di continuità col passato. Salone dei Corazzieri ricolmo di artisti e giornalisti, il 94enne patron del premio Gian Luigi Rondi in sciarpa bianca felice dei David speciali consegnati a Gina Lollobrigida (ancora uno?) e ai fratelli Taviani pronti a leggere un pezzo per uno un retorico saluto a nome del cinema, il ministro Dario Franceschini lesto a ricordare l’impegno del David di Donatellogoverno a favore del cinema nazionale, tra tax-credit e nuova legge ispirata al modello francese. Infine l’ampio intervento del presidente Sergio Mattarella, aggiornato all’ultimo momento con un riferimento alla possibile scomparsa in mare di 200 o 400 somali: «Il cinema continua a offrire al pubblico emozioni, sorrisi, poesie, immagini che ci sorprendono, fanno pensare. E di pensare abbiamo davvero bisogno. Ce lo ricorda, oggi, l’ennesima tragedia nel Mediterraneo, dove sono morte – sembra – alcune centinaia di persone nel giorno in cui si compie un anno dal naufragio dove persero la vita ottocento persone». Il capo dello Stato ha aggiunto: «Vi vedo in forma e combattivi». E, dopo i complimenti di rito a Ennio Morricone, ha precisato: «Non credo a una distinzione netta tra cinema impegnato e non. Il cinema, nel suo complesso, è cultura e alta professionalità».
L’udienza al Colle è filata via senza scossoni, a parte un momentaneo malore patito da Adelina Ponti Caligari, l’anziana mamma dello scomparso regista Claudio. Poi tutti a consumare tartine e prosecco, tra capannelli di candidati illustri e chiacchiere coi cronisti. Buffet più sobrio che in passato, in verità. Molto sentita la mancanza di Quentin Tarantino: l’anno scorso movimentò l’atmosfera quirinalizia col suo vulcanico entusiasmo da elefante dentro la cristalleria.

Michele Anselmi

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