Sceneggiature e gender: a Hollywood gli uomini parlano più delle donne

Hanah Anderson e Matt Daniels hanno portato a termine una delle più ampie indagini mai condotte sulle sceneggiature dei film di Hollywood. I due ricercatori hanno passato al setaccio 2.000 copioni e per ogni sceneggiatura analizzata hanno conteggiato il numero di parole pronunciate da personaggi maschili e femminili. Lo hanno definito un censimento, più che uno studio, perché i risultati sono dati oggettivi da cui emerge che a Hollywood sono gli uomini ad avere più parti recitate delle donne.

In particolare, tra gli script analizzati ci sono anche trenta produzioni Disney/Pixar: difficile da credere, ma anche nei cartoon le battute più sostanziose sono appannaggio dei personaggi maschili nonostante il infografica_film_disneytitolo dei film sia spesso incentrato sulla protagonista femminile. Le principesse Disney, dunque, sebbene spesso al centro della trama, nei dialoghi risultano essere soltanto di supporto ai personaggi maschili. L’esempio più eclatante è Mulan, in cui il suo drago protettore, Mushu, ha, rispetto a lei, il 50% di battute in più. Il primato della sceneggiatura Disney con la più alta percentuale di dialoghi al maschile è Il libro della giungla del 1967 con il 98%, seguito da Monsters & Co. con il 96% e Toy Story con il 93%. Le donne si difendono in La bella addormentata nel bosco con il 69% di dialoghi al femminile, a cui seguono Maleficent con il 68%, Alice in Wonderland con il 65% e una delle ultime produzioni, Inside Out, con il 64%. Gli unici cartoon con un giusto equilibrio tra personaggi maschili e femminili sono: Gli Incredibili, Tarzan e il recente Frozen.

Le percentuali non sono più confortanti se si amplia la panoramica dei generi cinematografici analizzati, anche le commedie romantiche cadono nella trappola della discriminazione di gender con una media del 58% di battute a favore degli uomini. Hanah Anderson e Matt Daniels hanno inoltre incrociato i ruoli dei personaggi con l’età dei loro interpreti grazie a un match dei loro dati con quelli del database di IMDB, e il risultato offre ulteriori spunti di riflessione. Gli attori che hanno superato i 42 anni coprono il 44% dei ruoli maschili dei film analizzati, mentre per le attrici con un’età superiore ai 42 anni la percentuale scende drasticamente al 28%. In sintesi, per le donne, il numero di battute che è possibile ottenere in una pellicola è inversamente proporzionale all’età, più si invecchia meno si parla, mentre per gli uomini è esattamente il contrario. A Hollywood gli attori hanno quindi una carriera molto più lunga delle loro colleghe.

Questa interessante ricerca, i cui contenuti integrali sono disponibili nella piattaforma interattiva Polygraph, mette l’industria cinematografica americana davanti a una triste realtà: la discriminazione, di cui già è stata abbondantemente accusata durante la cerimonia degli Oscar (ricordate la campagna #OscarSoWhite?), non è solo razziale, ma è anche di genere. I dati sono piuttosto evidenti e probabilmente il senso più profondo dell’approccio metodologico di quest’analisi è imparare a non fermarsi alle apparenze. Pensiamo a film come La Sirenetta, Pretty Woman, Elizabeth, Hunger Games (vi invitiamo a cercare le percentuali di dialogo maschile/femminile per ognuno di essi)… Tutti incentrati su personaggi femminili che non vedono corrispondere al loro fondamentale ruolo nella narrazione un adeguato diritto d’espressione linguistica. E poi dicono che le donne parlano troppo. Non certo a Hollywood.

Chiara Pascali

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