Sp1ral, storia di un’anima (persa) in salsa arty

“Non ricordo più nulla, solo una spiaggia e una ragazza”. Una disincantata voice over e lo sguardo in macchina attraverso gli occhiali da sole introducono Matteo Moella (Marco Cocci) e la sua amara vicenda esistenziale di uomo tormentato da traumi infantili e dipendenza da droghe e psicofarmaci. Orazio Guarino, qui al suo secondo lungometraggio dopo lo sperimentale FILMZER0, inserisce nell’incipit di Sp1ral una citazione dall’opera dello scrittore svedese Stig Dagerman, morto suicida all’età di 31 anni. Un riferimento che non si limita alla citazione letteraria. Nonostante buona parte della vicenda sia ambientata in un paese del sud Italia (il film è stato girato ad Otranto), l’atmosfera fredda, la luce livida, l’andamento discontinuo della narrazione ed il senso di disperazione che la caratterizzano sembrano provenire dai racconti del talentuoso scrittore nordico. Lo stesso protagonista è una sorta di Stig Dagerman oppure uno dei personaggi che compaiono nei suoi racconti.

La storia di Mattero viene svelata poco a poco, tramite un continuo uso di flashback. La camera a spalla lo segue costantemente, in modalità “pedinamento”, attraverso il suo passato remoto (l’infanzia), il suo passato prossimo (New York, dove vive e lavora) e il presente (il paese paterno, la villa delle vacanze, la spiaggia). Matteo a New York è un regista teatrale dal discreto successo. La morte del padre lo costringe a tornare in Italia, nella casa vacanze della famiglia che si trova nei pressi di una spiaggia arida e desolata. I ricordi traumatici ricorrono ossessivamente nella storia e nella mente di Matteo. Sono due scene primarie opposte e parallele, riprese con crudele realismo così come tutte le scene che riguardano la sessualità: “lo stato di sofferenza patologico” dell’uomo ha proprio origine qui, da queste due ferite aperte che non si riescono a chiudere. In questa condizione, l’arte così come le droghe sono un modo per non sentire il dolore e per sopravvivere. Sp1ral rappresenta un tentativo, non del tutto riuscito, di raccontare la storia di un’anima. Come la giovane e ingenua Alice (Valeria Nardilli), anche lo spettatore rimane affascinato da Matteo, anche se non riesce a comprendere fino in fondo il suo male di vivere.

Maria Rita Maltese

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