Herzog: apocalittico o integrato? In anteprima al Biografilm Festival

Che cos’è internet oggi? A spiegarlo è il visionario Werner Herzog in Lo and Behold, Reveries of the Connected World, anteprima della dodicesima edizione di BiograFilm Festival International Celebration of Lives, in programma a Bologna dal 10 al 20 giugno e dedicata al cinema biografico.

Un documentario, quello di Herzog, che sembra un saggio o, ancora meglio, un manuale su internet: a volte costruito con tono apocalittico, a volte con tono ironico, vedi le scene dello skyline di Chicago con Elvis Presley in sottofondo. Un racconto, che cresce emotivamente, diviso in dieci capitoli: dai primi, più scientifici e ambientati nei Campus universitari di Los Angeles, dove trent’anni fa nacque internet, alle recenti indagini, che coinvolgono maggiormente la sfera emotiva, sugli effetti delle tecnologie e sui loro scenari disastrosi, ai quali alcuni preferiscono il suono del banjo e del violino in un ambiente decisamente più bucolico e ancestrale.

Herzog, in questa pellicola, non è il regista complesso, arzigogolato ed epico di Fitzcarraldo o di Aguirre, Furore di Dio, ma “il regista” che utilizza un linguaggio cinematografico più fluido e più semplice per raccontare, come fosse un insegnante, i trent’anni della rete e del Medioevo digitale. Dal lontano 29 ottobre 1969, quando nel Research Institute di Stanford venne inviato il primo messaggio, il laconico e telegrafico “Lo”, al primo elenco dell’Arpanet, che registrava e riportava tutti gli indirizzi di posta elettronica – oggi sarebbe lungo circa 115 km – al primo computer dell’Apple e, infine, al capitolo della gloria della rete con le scoperte e le innovazioni sulla ricerca sul cancro o quelle più disimpegnate e leggere del Carnegie Mellon University (come l’invenzione dei robot 8 creati per giocare come Messi e Ronaldo). E poi le analisi sul lato oscuro della rete: i drammi familiari di alcune famiglie che considerano internet come manifestazione dell’anticristo incurante dei dettati costituzionali e dei diritti inviolabili, delle dipendenze e delle attività degli hacker.

Oltre al documentario di Herzog, sono molti quelli presentati nella rassegna bolognese che riflettono sulla rete, come Zero Days di Alex Gibney e A Good American di Friedrich Moser. Il tema del concorso internazionale di questa edizione è The Brand New World – Raccontare la civiltà digitale e No Borders senza dimenticare le due anime del festival: l’attenzione per il genere biopic e la scoperta dei talenti.

Alessandra Alfonsi

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