WHERE TO INVADE NEXT. MICHAEL MOORE dà LEZIONI DI WELFARE ALL’AMERICA

Nel tentativo di esportare in America le migliori idee di welfare europeo, Where to Invade Next commette forse l’errore di raccogliere solo i fiori e non le erbacce, come afferma lo stesso Michael Moore parlando bonariamente con una coppia fiorentina che percepisce tredicesime, ha maternità di 5 mesi e 8 settimane di ferie pagate all’anno. Ma l’esito di questo viaggio oltreoceano, per il documentarista-star, è lanciare un neanche tanto sottile ammonimento verso i propri connazionali, operando tramite quell’umorismo che ha sempre contraddistinto il suo cinema. Nell’incipit, con tanto di musiche da film d’azione, Moore si finge persino convocato dai potenti USA afflitti dall’inutilità delle proprie guerre!

Così lo vediamo in un primo quarto d’ora circondato da lavoratori italiani che, forse, ai precari e ai cassintegrati farà storcere il naso per la sua notevole imparzialità. Tale sarà probabilmente l’effetto per tutti gli altri paesi coinvolti: ovvio che ogni nazione possiede il proprio lato oscuro, ma non è questo l’obiettivo ricercato da questo documentario. In Norvegia le prigioni di lusso, che trattano i detenuti pluriomicidi come soggetti da reinserire in società, fanno rabbrividire l’America della pena di morte, del profondo Sud che toglie il diritto di voto a tempo indeterminato agli ex carcerati (spesso di colore). E il Portogallo dà una lezione che sembra banale, ma non lo è per l’America proibizionista in fatto di droghe. Il quadro, come spesso accade nel cinema fortemente critico e satirico di Moore, pare di primo acchito fazioso, ma in realtà, specie nel lungo capitolo tedesco, riesce ad impartire una grande lezione di senso civico ai propri connazionali, mostrando come il popolo tedesco viva meglio e più consapevolmente nel presente, senza dimenticare il proprio passato drammatico. Cosa che puntualmente l’America tende a non fare, continuando ciecamente a invadere gli altri paesi con prepotenza e ad opprimere i suoi stessi cittadini, togliendo loro gran parte dei diritti fondamentali che nel resto d’Occidente sono dati per scontati.

Michael Moore è così bravo nel fare infotainment e satira che, nonostante non manchi di essere fastidioso, provocatore e polemico, i paesi che lo ospitano per la sua personale “invasione” lo accolgono a bracca aperte. L’esito paradossale di un’opera simile, che è palesemente indirizzata al pubblico americano, è una distribuzione limitata negli USA (e anche da noi). Tuttavia il sentimento che si prova, visionando queste due ore che scorrono ad un ritmo sostenuto e con toni piuttosto brillanti, è di rallegramento e sollievo per quanto riguarda il nostro fronte.

Furio Spinosi

Lascia un commento