“THE NICE GUYS”, OVVERO COME RIFARE “ARMA LETALE”. FEROCE E DIVERTENTE, PACCHIANO E SOFISTICATO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Bud Spencer & Terence Hill c’entrano come i cavoli a merenda (dirlo a Cannes è stata una carineria nei confronti del pubblico italiano). Semmai il riferimento d’obbligo è la coppia Mel Gibson & Danny Glover, male assortita solo in apparenza, di sicuro esplosiva, consegnata al successo dalla serie “Arma letale”, di cui Shane Black fu sceneggiatore. Gran teorico dei film detti “buddy movie”, Black rispolvera ora il genere con “The Nice Guys”, e fa centro. La commedia d’azione è divertente e brutale allo stesso tempo, insomma piuttosto “pulp”, ricolma di citazione cinefile e di annotazioni sociologiche, all’insegna della nostalgia ma senza rimpianti inutili. D’altro canto, solo gli americani sanno ricostruire bene gli anni Settanta, abiti, capelli, grafica, arredi e automobili; e “The Nice Guys”, per chi ama l’ambientazione retrò, è un vero e proprio spasso.
Russell Crowe e Ryan Gosling, doppiati bene da Luca Ward ed Edoardo Stoppacciano, sono perfetti, anche fisicamente, nel ruolo dei due protagonisti. Cioè il corpulento detective privato Jackson Healy, esperto in recupero crediti, uno che spezza ossa e non si ferma di fronte a niente e nessuno; e il maldestro investigatore privato Holland March, con figlioletta adolescente Holly a carico. Più diversi non potrebbero essere, infatti il caso li riunisce nel corso di un’indagine complessa, anche spiazzante, che nasconde qualcosa di molto grosso.
C’è una frase che echeggia in sottofinale e spiega parecchio: «Quello che fa bene a Detroit fa bene a tutta l’America». Detroit nel senso dell’industria automobilistica, del suo potere enorme e ramificato, anche corruttivo e inquinante. Ma Jackson e Holland non possono neanche lontanamente immaginare quanto stanno per scoperchiare.
In una Los Angeles libertina e gasata, già molto “disco”, indagano infatti sulla scomparsa di una bella ragazza di buona famiglia, una certa Alice, che forse ha girato uno strano porno con molta trama. Mentre una vera pornostar, tal Misty Mountain, è morta in circostanze misteriose: la sua auto è finita giù per una scarpata entrando direttamente nella casetta dove un ragazzino stava per masturbarsi proprio di fronte a una rivista sexy con la fanciulla nuda.
Tutto il film è punteggiato di scene assurde, battute al vetriolo, situazioni buffe che stingono nell’atroce, ma il modello non si direbbe Tarantino, semmai proprio Richard Donner, che fu regista di “Arma letale”, da Shane Black riletto in chiave di omaggio scalpitante e forsennato, con un di più di sofisticatezza nell’apparato visivo e iconografico.
Apparentemente idioti, ma in fondo capaci di fare squadra contro i cattivi, i due investigatori privati diventano amici per la pelle con quel che ne consegue, grazie anche all’intelligenza vivace della piccola Holly. Avrete capito: il manesco Jackson riscopre un barlume di umanità nel concitato svilupparsi degli eventi sanguinosi; il negato Holland trova modo di riscattarsi sfoderando intuizioni utili a risolvere la faccenda. Nel cast anche la rediviva Kim Basinger, in un ruolo ambiguo che corrisponde all’anima “anarchica” del film; anche se la migliore in campo, forse, è proprio la piccola Angourie Rice, che fa Holly: osservatrice, fragile e tenace allo stesso tempo, a suo modo uno sguardo innocente sulla Gran Poltiglia Morale. Nelle sale dal 1° giugno, targato Lucky Red.

Michele Anselmi

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