I CIAK D’ORO UN PO’ COME I DAVID DI DONATELLO. RI-PREMIATI GLI STESSI: GENOVESE, MAINETTI E GARRONE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Se non è zuppa è pan bagnato. Oppure: zuppa e pan bagnato. Dopo i David di Donatello targati Sky-Mercedes, anche i Ciak d’oro modello Chopard, il premio legato alla rivista mensile pilotata da Piera Detassis, hanno concentrato il fuoco su “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese e “Lo chiamavano Jeeg perfetti sconosciuti ciakRobot” di Gabriele Mainetti. Quattro a quattro: all’amarognola commedia sui cellulari a tavola sono andate le targhe per miglior film, sceneggiatura, attore (Marco Giallini) e canzone originale (Fiorella Mannoia); al pulp sul super-eroe proletario sputato dal Tevere sono andate le targhe per migliore opera prima, attore non protagonista (Luca Marinelli), colonna sonora e manifesto. Tre, invece, i premi piovuti su “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone, cioè regia, scenografia e costumi. Manca all’appello “La pazza gioia” di Paolo Virzì, che farà incetta di Nastri d’argento, il premio organizzato dal Sindacato giornalisti di cinema, il prossimo 2 luglio a Taormina, ma c’è un motivo: essendo uscito dopo il 30 aprile 2016 non rientrava nella finestra temporale prevista dai Ciak.

«Trionfano la commedia, il film di genere e il fantasy d’autore» gongola il comunicato ufficiale, e c’è del vero, anche se viene da chiedersi se abbia senso premiare sempre gli stessi, a cascata, in una sorta di ripetizione forse inevitabile e però controproducente. Ma è anche vero che buona parte dei riconoscimenti è decisa dai lettori di “Ciak”, a mo’ di referendum, mentre solo alcune delle categorie sono messe a punto da critici e collaboratori della rivista.
I premi restanti? Sabrina Ferilli migliore attrice per la commedia omosex “Io e lei”, Sonia Bergamasco il racconto dei racconti ciakmigliore attrice non protagonista per “Quo vado?”, Lino Banfi Superciak d’oro alla carriera, Valerio Mastandrea migliore produttore per “Non essere cattivo” insieme a Kimera, Raicinema e Taodue, Greta Scarano e Alessandro Borghi rivelazioni dell’anno per “Suburra”, lo sfortunato “Bella e perduta” di Pietro Marcello “Ciak bello e invisibile”. A “Un bacio” di Ivan Cotroneo è andato il Ciak-Alice Giovani assegnato ai migliori film rivolti al mondo dei ragazzi, mentre Miriam Leone s’è aggiudicata il neonato Ciak d’oro speciale Serial Movie per “Non uccidere”.
Inutile fare la conta degli assenti, da “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi a “La prima luce” di Vincenzo Marra e “Banat – il viaggio” di Adriano Valerio, solo per dirne alcuni a parere di chi scrive. Forse si poteva gettare uno sguardo più ampio sul cinema italiano, evitare di laureare i soliti noti, ma è anche vero, appunto, che il voto dei lettori è sovrano, almeno per le categorie principali. Il tutto a Cinecittà, in una cerimonia all’aperto, tra monumenti romani di cartapesta, piuttosto informale ma non proprio veloce, però senza troppa retorica, com’è nello stile sbarazzino dei Ciak d’oro (suona lontano il ricordo della pomposa serata imperiale sulla terrazza del Vittoriano, era il 2014, con la neo-editrice Daniela Santanché raggiunta da Denis Verdini e Giancarlo Galan a un passo dall’avviso di garanzia).

Michele Anselmi

Lascia un commento