Banana: nel calcio come nella vita ci vuole il coraggio di giocare in attacco

Lunedì scorso la vittoria dell’Italia contro il Belgio ha riacceso gli entusiasmi e le speranze per la nostra nazionale impegnata nel campionato europeo. Esperti sportivi, testate giornalistiche e addetti ai lavori parlano di un quasi miracolo, un risultato sorprendente che supera i nefasti pronostici. Mister Conte e i suoi hanno in qualche modo fatto breccia in quel muro di sfiducia generale, regalando al nostro popolo un po’ di sano ottimismo nel futuro, almeno da qui al 10 luglio.

La vicenda dei nostri undici ha qualcosa di affine con un delizioso film italiano, uscito nelle sale (pochissime) lo scorso anno e purtroppo, come spesso accade, passato in sordina. Si tratta di Banana, lungometraggio di esordio di Andrea Jublin, regista torinese che con il corto Il supplente (2006) si aggiudicò una nomination nella sezione cortometraggi agli Oscar 2008. Banana è il soprannome di Giovanni, un ragazzino di quindici anni che sogna di mordere la vita con lo stesso sprint di un centravanti brasiliano. Il modello del calcio brasiliano è la sua filosofia di vita: velocità, fantasia, spirito d’iniziativa. Giocare in difesa è molto più semplice, ma giocare in attacco significa andarsi a prendere ciò che si desidera e per Giovanni questa è la felicità. Così tutte le volte che si ritrova tra i pali a fare il portiere, nel campetto del suo quartiere, sceglie di abbandonare lo specchio della porta e correre, con il pallone tra i piedi, verso la porta avversaria lanciando puntualmente la sfera ben oltre la traversa. Colpa del suo piede a “banana” dicono i compagni di squadra che non perdono l’occasione di umiliarlo ogni volta.

Banana però è ostinato e non vuole accontentarsi di essere solo contento o sereno, lui vuole essere felice. Il pensiero da “brasiliano” è il motore di tutto e per quanto cerchi di fare proseliti si scontra con rinunciatari di ogni tipo. I genitori vivono l’abitudine di un rapporto di coppia allo stallo, la sorella Emma, pluri-laureata, si accontenta di un fidanzato che non ama, ma può offrirle un lavoro da animatrice turistica, la sua insegnante di italiano è un concentrato di cattiveria e cinismo e, infine, c’è Jessica, la sua compagna di classe sul baratro di una bocciatura, di cui Giovanni è innamorato e che metterà a dura prova il suo innato ottimismo. Una banda di adulti arretrati in difesa, chiusi nella loro metà campo con l’obiettivo di un mediocre ma pur sempre utile zero a zero. Nonostante i gol subiti nei primi scontri con la vita da adolescente, Banana tenta il contropiede e si lancia ancora una volta, a testa alta, nella metà campo avversaria cercando il suo primo trionfo.

Andrea Jublin, supportato da un cast d’eccezione – Anna Bonaiuto nei panni della astiosa professoressa di italiano, le musiche di Nicola Piovani, la fotografia di Gherardo Gossi – ha costruito il film con sapienza e coraggio nonostante sul finale si sia lasciato prendere un po’ troppo la mano dai buoni sentimenti. Schemi, ruoli, strategie, pronostici sono sbalzati in aria dalla forza inarrestabile dell’entusiasmo: la voglia di provarci a costo di essere definiti ingenui e idealisti. Banana tifa per quest’Italia. Forza Azzurri.

Chiara Pascali

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