FRIVOLEZZE: LA ROTTURA TRA ENRICO VANZINA E DE SICA? TUTTA COLPA DELL’INVITO MANCATO A UN MATRIMONIO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Ma non era meglio scriversi o parlarsi in privato? Invece, da qualche giorno, il piccolo mondo del cinema, non solo romano, si chiede che cosa diavolo sia mai successo, di cosìngrave, tra Enrico Vanzina (lo sceneggiatore della coppia) e Christian De Sica (l’attore). Erano amici, De Sica deve molto ai fratelli Vanzina, che lo lanciarono nei primi anni Ottanta con “Sapore di mare” e “Vacanze di Natale”; e d’altro canto De Sica ha ricambiato più tardi la cortesia, favorendo il successo di tanti cine-panettoni vanziniani. Invece, a sorpresa, è rottura totale tra i due.
Nella sua rubrichetta sul “Messaggero”, qualche giorno fa, Enrico Vanzina ha enumerato tre delusioni ricevute di recente: il risultato poco esaltante della Roma al campionato, la batosta di Marchini alle elezioni comunali, ma soprattutto… «Infine, ho perso un grande amico: Christian De Sica. Ha fatto parte degli affetti veri della mia vita, ma l’ho cancellato. Delle tre cose è quella che mi dispiace di più. Non entro in pettegolezzi privati perché sono un signore. Io». Tradotto: lui, Christian, no.
Rilanciate da Dagospia, quelle 231 battute hanno alimentato il tam-tam cinematografaro, tutti a chiedersi, nell’ambiente pettegolo, il perché della sortita senza spiegazioni, e giù con le ipotesi, mentre lo stesso De Sica replicava così al “Giornale.it”: «Non so proprio cosa dire. Uno che se ne esce così, d’emblée, con dichiarazioni simili… Non merita alcun commento. Io sono molto amico del fratello Carlo. Enrico l’ho frequentato solo per motivi di lavoro. Dispiaciuto? Io sono felice come una Pasqua».
Tutto sarebbe frutto di «una vera cretinata, una cosa per nulla importante», per dirla ancora con l’attore romano. C’è chi suggerisce che in “Miami Beach”, recente e poco fortunata commedia estiva dei Vanzina, Max Tortora imita pari pari certi personaggi cialtroneschi di De Sica, e questo non sarebbe piaciuto. C’è chi fa risalire il dissidio a un film sulla cosiddetta Mafia Capitale, annunciato da mesi e mai fatto.
La realtà sarebbe un’altra, e non ha nulla a che fare col cinema. Il 4 giugno, nel corso di una sontuosa cerimonia a Capri, la figlia di De Sica, Mariarosa, s’è sposata con Federico Pellegrini (insieme hanno creato la casa di moda Mariù). Gran parata di vip in piazzetta, tra i quali Carlo Verdone, Diego Della Valle, Aurelio De Laurentiis, Flavio Cattaneo e Sabrina Ferilli, e poi cena ad Anacapri. I fratelli Vanzina non sono stati invitati alla cerimonia, e questa “dimenticanza”, presa per un’offesa definitiva, ha provocato l’ira di Enrico, lo sceneggiatore. Così almeno assicurano i bene informati.
Così si torna al punto di partenza. Non era meglio parlarsi invece che scrivere un articolo per sancire la fine di un’amicizia? Ma è anche vero che il cinema italiano custodisce una lunga tradizione in materia. Basterebbe ricordare il brusco/affettuoso sodalizio tra Vittorio Gassman e Dino Risi, cementato dal “Sorpasso” e infiniti film di successo. Una sera, a una cena, il regista definì il suo attore-feticcio «la faccia più inutile del cinema, con quella di Gregory Peck». L’altro, indispettito, gli rispose a brutto muso così: «Non ho mai tolto il saluto a nessuno, ma per te farò un’eccezione». Poi, per fortuna, fecero pace.

Michele Anselmi

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